Suburraeterna è ambientata a Roma, nel 2011. Il governo rischia di cadere, il Vaticano è in crisi e le piazze della città sono letteralmente date alle fiamme. Nel mondo di mezzo Amedeo Cinaglia ha raccolto l’eredità di Samurai e continua a gestire gli affari criminali della città. Dopo l’omicidio di Adelaide Anacleti da parte della ex nuora Angelica, scoppia una nuova guerra per il controllo dello spaccio di droga con i Luciani che cercano di farsi strada eliminando tutti i rivali.  Anche Nadia Gravone, ormai un cane sciolto dopo essere rimasta sola in seguito alla morte del suo amato Aureliano (Alessandro Borghi), prova a rientrare nel giro. Nel frattempo Cinaglia è disposto a tutto pur di lucrare sulla costruzione del nuovo stadio di calcio e cerca di far pesare i suoi legami con il Vaticano e il Campidoglio mentre Spadino Anacleti – ormai trasferitosi a Berlino – è costretto a tornare a casa, per evitare che la sua famiglia venga messa in pericolo e a cercare nuovi alleati, anche laddove non avrebbe mai pensato di trovarli…

Su Netflix è sbarcata Suburraeterna, la serie in otto puntate che continua il racconto della trilogia di Suburra, a sua volta ispirata al film di Stefano Sollima del 2015. Suburraeterna riparte da dove era finita la precedente serie con i protagonisti rimasti vivi: Cinaglia (Filippo Nigro), Angelica (Carlotta Antonelli), Nadia (Federica Sabatini) e Spadino (Giacomo Ferrara). Gli ingredienti sono però sempre gli stessi; criminalità dilagante con bande che si affrontano per lo spaccio di droga, speculazione edilizia, corruzione politica in Campidoglio, Vaticano dilaniato da correnti e gestito da cardinali ambiziosi senza alcuno spessore morale. Sorprende che anche in  questa serie si dia conto solo della Roma sotterranea e non ci sia nessun personaggio minimamente positivo o in grado in qualche modo di opporsi al male dilagante. Le serie dovrebbero servire ad approfondire scenari e rappresentare diversi punti di vista ma in Suburraeterna queste sfumature non ci sono.

Il personaggio di Amedeo Cinaglia continua a muoversi in modo frenetico tra Vaticano, Campidoglio e covi delle varie bande malavitose; sembra il burattinaio in grado di imporre strategie politiche al Comune (la costruzione dello stadio della Roma), condizionare le scelte economiche del Vaticano (come dirottare gli investimenti delle fondazioni) e ovviamente indirizzare le operazioni degli Anacleti. Bisogna dire però che il Samurai impersonato da Claudio Amendola nel film di Sollima era di tutt’altro spessore. Un po’ troppo irreale dal nostro punto di vista. La serie vuole poi anche soffermarsi sulle figure femminili sempre più centrali nel mondo della malavita e se Carlotta Antonelli si destreggia discretamente nei panni di Angelica (non più alleata con gli Anacleti dopo il divorzio da Spadino ma affiliata ai Luciani, new entry della storia), molto debole è invece la recitazione di Federica Sabatini nei panni di Nadia. Anche un bravo attore come Giacomo Ferrara (apprezzato di recente in film quali Ghiaccio e Grazie ragazzi) rischia di arenarsi questa volta nei panni di Spadino, una sorta di angelo vendicatore degli Anacleti, sempre vestito di nero senza particolari variazioni sul tema o nelle espressioni. Il personaggio meno riuscito di tutti, però, è quello di Ercole Bonatesta impersonato da Aliosha Massine, rampollo dell’ennesima famiglia della malavita di Ostia approdato in Campidoglio; in tutte le puntate ha sul volto un innaturale e forzato sorriso che alla fine risulta fastidioso.

Ovviamente agli otto episodi non mancano ritmo, scene action, violenza, continui colpi di scena al momento giusto (chissà cosa direbbe Nanni Moretti che dileggia gli algoritmi di Netflix ne Il sol dell’avvenire), doppi e tripli giochi, per un prodotto sicuramente adatto ai mercati internazionali ma che sembra non avere più molto da dire rispetto al film e alla serie precedente. Cambierà qualcosa nelle prossime stagioni?

Stefano Radice

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