Straight Outta Compton (id.)
Usa 2015 – 147′
Genere: Musicale/biografico
Regia di: F. Gary Gray
Cast principale: O’ Shea Jackson, Corey Hawkins, Jason Michell, Neil Brown Jr.
Tematiche: rap, gruppi, musica, violenza sociale
Target: sopra i 14 anni

Ascesa e declino del gruppo NWA, di fatto gli iniziatori del gangsta rap.

Recensione

Solido biopic realizzato da F. Gary Gray (il regista afroamericano di Giustizia privata e The Italian Job) su quel fenomeno musicale ma non solo che è stato ed è la musica rap di matrice afroamericana. Si parte subito in media res: una ventina di minuti molto duri in cui, senza troppo fronzoli, si seguono le vicende di un gruppo di ragazzi inseriti in un contesto a dir poco difficile. C’è chi tira a campare come deejay racimolando poco e male (Dr. Dre, produttore del film e vera mente imprenditoriale del gruppo) e chi, come Eazy-E già frequentava troppo da vicino ambienti di tossici e spacciatori.
Contesto duro e complicato raccontato dal regista senza troppi fronzoli: droga, degrado, ignoranza, ghettizzazione dei neri nei sobborghi losangelini, il razzismo più o meno latente della popolazione bianca e una polizia che usa le maniere forti, per utilizzare un eufemismo. In un contesto spaventosamente disperato come quello di Compton, California emergono pian piano diverse personalità che, sotto la guida dell’ambiguo agente discografico Jerry Heller (interpretato da Paul Giamatti), sono prima precursori e poi amplificatori della questione razziale statunitense che culminerà nei celebri fatti della rivolta di Los Angeles del 1992. Nascono così a fine anni 88 gli N.W.A (acronimo per Niggaz with Attitudes), il cui nome è giù un programma. Uno scrive i testi o per lo meno la maggior parte (Ice Cube, interpretato dal figlio), un altro è la vera mente produttiva (Dr. Dre), un altro arrangia (Dj Yella). Tra tutti il più carismatico è Eazy-E, il personaggio più centrato del film: schiacciato da problemi personali, rissoso e violento (non che gli altri fossero comunque dei damerini) portava sul palco una verità di sé e del proprio vissuto che letteralmente faceva breccia. Così, dalle denunce anche molto circostanziate dello strapotere violento di una polizia razzista al racconto duro della vita nei sobborghi, i quattro ragazzi sfondano. Da qui il racconto prende un’altra piega, altrettanto spigolosa: dapprima la crisi all’interno del gruppo più che altro per questione di soldi, poi una faida incredibilmente violenta tra i componenti stessi, fino a un epilogo che tocca le corde del melodramma.
Film intenso e ben articolato: restituisce alla memoria un contesto molto dettagliato e non banalizza l’aspetto musicale rimanendo pur sempre in equilibrio tra cronaca e autocelebrazione (tra i produttori ci sono Dre e Ice Cube). È ben interpretato dal cast giovane e molto efficace e, al di là di qualche necessaria semplificazione, riesce a raccontare un mondo lontanissimo da noi da un punto di vista culturale, entrando nello specifico eppure evitando tecnicismi. Insomma, un racconto chiaro anche per i profani della musica e del genere gangsta rap.

Simone Fortunato