Inizia con un thriller d’atmosfera, debutto alla scrittura di Wentworth Miller (fino ad ora conosciuto come attore: era il protagonista della serie carceraria Prison Break), l’avventura americana del regista coreano Park Chan-wook, frequentatore di festival diventato famoso con un ciclo dedicato a sanguinose vendette di cui, in un gioco di scambi (o forse solo in un circolo vizioso di mancanza di idee), sono in fase di realizzazione i remake americani.,Rispetto allo stile a cui il regista ha abituato i sui fan, Stoker gioca più sulla tensione che sulla violenza esibita. Il senso di minaccia e sospensione, legato all’acuta (ma anche distorta) sensibilità di India, pervade tutta la prima parte della pellicola, sostenuta dalle performance dal sapore hitchcockiano dei tre protagonisti (del resto la stessa trama richiama quella di un classico del maestro del brivido, L’ombra del dubbio).,Pensato come una sorta di inquietante racconto di formazione, punteggiato di immagini suggestive, dettagli perturbanti (visivi e sonori) e indizi ambigui, reso più dinamico dal montaggio e dalla musica che guidano lo spettatore attraverso l’intreccio di bugie e scoperte che percorre la stessa India, il film vive più di atmosfere che di un plot articolato (in effetti eventi ed esiti sono in realtà piuttosto prevedibili), con un certo gusto compiaciuto nell’esplorare morbosamente la psiche della giovane protagonista. India, presentata inizialmente come una sorta di adolescente-bambina (nell’abbigliamento, in certi atteggiamenti, nel legame morboso con il padre) solitaria e introversa (ma niente affatto indifesa), è costretta dal lutto a “crescere”, affrontando le sue pulsioni, sessuali, ma non solo… In questo processo è centrale la figura misteriosa dello zio Charlie, che sembrerebbe dapprima porsi principalmente come “oggetto del desiderio” dell’immatura ed egoista madre di India (un’efficace Kidman), mentre lo spettatore sospetta fin da subito che nelle mire dell’affascinante parente ci sia proprio la giovane protagonista… Il motivo che sta dietro questa “affinità elettiva” è, purtroppo, perfino più inquietante del possibile “incesto” (un tema che il regista coreano ha già toccato più volte), ma la storia che Park Chan-wook racconta con un tono di ineluttabile necessità non è affatto quella di una vittima inerme che cerca di sfuggire alla caccia di un sofisticato predatore. Del resto lo sguardo spietato del cacciatore (India e suo padre condividevano battute di caccia il cui scopo scopriremo solo alla fine) è un po’ lo stesso degli autori, che puntano a intrigare piuttosto che a suscitare orrore per le violenze subite o perpetrate… proprio ciò che accade a India man mano che scopre la verità su Charlie e su se stessa.,Nonostante si tratti di cinema (con una regia e degli interpreti di prim’ordine), è difficile sfuggire a un referente televisivo inevitabile come la serie Dexter, che per 8 stagioni ha “costretto” il suo pubblico a guardare il mondo dagli occhi di un serial killer. Proprio in questa scelta di punto di vista sta da una parte il fascino della pellicola di Park Chan-wook e dall’altra il rischio di una visione che si pone per statuto come a-morale (piuttosto che immorale), rinunciando a giudicare le azioni dei personaggi per costruire un affresco inquietante e crudele fino all’ultimo dettaglio.,Luisa Cotta Ramosino