Un’astronave della federazione stellare viene distrutta da un vascello stellare misterioso spuntato da chissà dove. Il primo ufficiale Kirk si sacrifica per dare una possibilità di salvezza all’equipaggio, nel quale si trova anche sua moglie che sta dando alla luce il loro primogenito James. Venticinque anni dopo James Kirk è un ragazzo ribelle e pronto a menare le mani, finché il saggio comandante Pike gli fa intravedere un futuro nell’accademia della flotta stellare. Qui la sua strada si incrocia con quella di Spock, mezzosangue umano-vulcaniano perennemente diviso tra le sue due nature, e i loro caratteri opposti fanno subito scintille. Ma la stessa minaccia di tanti anni prima è tornata e i due, imbarcati sulla USS Enterprise, dovranno unire le forze per salvare i loro mondi e il futuro dell’universo dalle folli manie di vendetta di un nemico venuto dal futuro. ,A otto anni di distanza dall’ultimo, non entusiasmante film del celeberrimo franchise nato ormai 43 anni fa dalla mente di Gene Roddenberry, arriva sugli schermi la nuova avventura dell’astronave Enterprise, ,Amatissimo da schiere di fan devoti e puntigliosi, Star Trek rappresenta una fantascienza apertamente ottimista sul futuro dell’uomo, figlia della mentalità kennediana degli anni Sessanta in cui è nata: astronavi tecnologiche e pulitissime dotate di teletrasporto e ponte ologrammi per lo svago dell’equipaggio, ufficiali brillanti e dediti alla loro missione di scoperta e rispettosi di ogni forma di vita e civiltà (è una delle leggi della Federazione, una specie di ONU dello spazio, evitare il più possibile le interferenze con lo sviluppo di civiltà aliene), avventure piene di stupore e intelligenza, spesso aperte alla riflessione filosofica e antropologica.,Al timone di questa nuova avventura c’è il geniale produttore-scrittore J.J. Abrams (autore dei televisivi Lost, Alias, più alcune prove meno convincenti sul grande schermo), che sceglie di tirare indietro l’orologio e di costruire un sofisticato e ipertecnologico prequel alle avventure della prima Enterprise, una sorta di bildungsroman dell’indimenticabile coppia Kirk-Spock, che ci mostri come sono diventati gli uomini che abbiamo imparato a conoscere e amare e soprattutto come si sia costruita una delle amicizie più solide e durature del grande e del piccolo schermo,Per farlo Abrams stravolge con affettuosa mancanza di rispetto il concept originale di Star Trek passandolo alla centrifuga della sua inesauribile inventiva, giocando con buchi neri, salti temporali, paradossi logici e così via. Insomma tutto l’armamentario a cui ci hanno abituato cinque anni di Lost (anche i vari Star Trek televisivi e cinematografici, comunque, avevano giocato spesso sul concetto di viaggio nel tempo, sottolineandone le possibili implicazioni psicologiche e filosofiche). Agli appassionati di tv il gioco di trovare le molte possibili analogie e le citazioni senza dubbio piacerà. Quello in cui forse la pellicola risulta carente è una reale profondità tematica, che vada oltre il mantra un po’ trito (ma pur sempre convincente se ben declinato) del “costruisci il tuo destino” (ma forse siamo stati abituati troppo bene dal bagno di filosofia, etica e antropologia di Lost…).,Sia Kirk che Spock, infatti, hanno un passato e un’eredità che li condizionano profondamente. Il primo è rimasto orfano dell’eroico padre durante un attacco alieno che costituisce la chiave della nuova avventura ed è cresciuto ribelle e senza un’idea del suo futuro (la prima sequenza che lo vede protagonista ragazzino è un’esplicita citazione di Gioventù bruciata e il suo arrivo al reclutamento dei cadetti riprende Ufficiale e gentiluomo). Il secondo, figlio di un vulcaniano e di un’umana, fatica a gestire le sue emozioni come vorrebbe la rigida educazione vulcaniana basata sulla logica e sulla repressione della dimensione emotiva a favore di un’atarassia quasi stoica, e subisce per questo una discriminazione palpabile e vive con difficoltà la propria appartenenza a due mondi. ,Apparentemente rigido seguace della disciplina vulcaniana, nasconde in realtà una grande ricchezza emotiva (come rivela la sua relazione con la bella Uhura) e ovviamente dovrà imparare il valore e la necessità dell’emozione (anche se si tratta della rabbia e del desiderio di vendetta, nel finale esaltati un po’ acriticamente).,Sta proprio nella combinazione della logica pura di Spock e del “cuore” di Kirk la chiave per salvare l’universo da un cattivo megalomane e pazzo; una combinazione che, secondo Abrams e i suoi autori, è anche il fondamento di ogni scelta e decisione che voglia davvero definirsi “giusta”. ,Forse non profondissimo, ma certamente molto divertente, spesso emozionante (bellissima la sequenza iniziale) e visivamente spettacolare nella messa in scena, l’ultimo Star Trek ha un altro punto di forza nel cast di giovanissimi protagonisti (ma ritorna anche Leonard Nimoy, lo Spock originale, nei panni di se stesso) e dei comprimari: il burbero dottor McCoy, l’affascinante Uhura, il geniale ingegnere Scott, il giovanissimo russo Chekov (la sua pronuncia irresistibile crea una serie di divertenti siparietti), il pilota Sulu, ma anche il saggio capitano Pike.,Laura Cotta Ramosino