Remake del film di Giuseppe Tornatore del 1990 e diretto dal regista del simpatico Svegliati Ned di fine anni '90, è il film che forse sarà ricordato per aver riportato dalle parti del cinema non vacuo Robert De Niro dopo i troppi film sbagliati. De Niro è Frank (nell'originale il ruolo era di Marcello Mastroianni), un operaio in pensione e vedovo, pure malato, alla ricerca dei figli sparsi un po' per tutta America e che non vede da troppo tempo. Dramma degli affetti e al tempo stesso road movie esteriore e interiore: assomiglia un po' a quel A proposito di Schmidt (Payne, 2002) in cui il ruolo dell'anziano, un po' burbero, che si mette in viaggio per chiudere i rapporti col passato, era stato affidato all'ottimo Jack Nicholson: ma rispetto a Schmidt c'è molto meno spazio per l'ironia e molte più ferite. Non è un brutto film, Stanno tutti bene. Corretto nella regia, che però è poco personale, al di là di qualche didascalismo di troppo (come un tempo De Niro aggiustava i fili del telefono, così ora non riesce a parlare con i figli) ha dei momenti felici soprattutto nell'interpretazione di De Niro, volutamente sofferta e sotto le righe, e nel racconto di un viaggio segnato con tratti di realismo anche naturalistico e percorso dalla malinconia e dalla solitudine. In generale, ci piace il registro con cui Jones racconta, sommessamente e con grande pudore, il dolore di un uomo alle prese con il bilancio di un passato fatto di tanti errori e trascuratezze. Prevedibile nell'intreccio, compresa la “svolta” che accelera il climax affettivo nel finale, non privo di eccessi di sentimento specie nel finale, è il classico film d'essai funzionale a un discorso esterno: l'accoglienza, il perdono, la diversità, sintetizzata dal personaggio, poco più accennato, di Drew Barrymore. Un vero e proprio apologo con morale non così banale: amare davvero è accogliere senza condizioni, compresa la “pecora nera” della famiglia. Anche se il giudizio sul bene e sul male, aggiungiamo noi, è la pietra angolare per la costruzione di un rapporto affettivo non sbilanciato.,

Simone Fortunato

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