In una caldissima estate di fine anni 50, quattro amici di 12 anni vanno a cercare lontano da casa il cadavere di un ragazzino scomparso e ritrovato da alcuni bulli del paese, senza che costoro – impelagati in un furto – sentissero il bisogno di avvertire la polizia. I quattro ragazzini decidono di dedicarsi a questa “impresa” come forma di riscatto da un presente di noia, delusioni o dolori. Con caratteri diversi – c’è lo sbruffone istintivo, il fifone infantile, l’impetuoso buono e poi, il protagonista Gordon, il più colto e riflessivo – ma legati da amicizia (nonostante litigate e baruffe) vivranno un’avventura che li segnerà per sempre, Anche se il futuro, con le scuole superiori che incombono, li vedrà su strade differenti.

Classico per ragazzi degli anni 80, tratto da un racconto di Stephen King (The Body), Stand by me è avventura, romanzo di formazione, riflessione sul tempo passato e sul quel periodo di passaggio tra infanzia e adolescenza, quando «l’amicizia conta più delle ragazze». Rob Reiner potè contare su quattro ragazzini espressi e dotati (ma il più bravo, River Phoenix fratello del celebre Joaquin, morì giovanissimo per overdose) e su comprimari emergente e poi con una futura buona carriera come John Cusack e Kiefer Sutherland. Nel film colpisce come vengono descritti i personaggi, i dolori che ognuno dei ragazzini si porta dentro cercando di nasconderli (il dolore per la morte di un fratello con la conseguente scarsa considerazione dei genitori sul figlio superstite, i pregiudizi sulla propria famiglia, un padre violento: in generale gli adulti non ne escono bene), le speranze e le paure sul futuro; e soprattutto l’amicizia che può aiutarti a superare tutto e anche a prendere una decisione importante (Chris deciderà di andare oltre quello che tutti si aspettano da lui). Il tutto con tante gag memorabili, la giusta suspense e il gusto per il racconto: e c’è proprio una bella riflessione sulla capacità di narrare; il protagonista, futuro scrittore (che racconta la vicenda in flashback, scrivendo un nuovo romanzo), ha infatti una dote che lascia a bocca aperta gli altri, ovvero incantarli con le sue parole e le sue storie.

Un gran bel film, consigliabile all’età dei protagonisti e utilizzabile nelle scuole. Peccato solo per quella battuta finale – che pure non riesce a rovinare un bellissimo film – che fa pensare che l’amicizia sia possibile solo a quell’età. E che per il resto, la vita sia una colossale fregatura.

Antonio Autieri