Delle tante cose dette di Spider-Man 3, una cosa almeno non è in discussione: questo episodio è veramente il più complicato di quelli finora visti, con una serie di storie e personaggi che rendono i 140 minuti del film i più difficili da seguire, a partire dalla faticosissima sigla di apertura, nella quale fa la sua comparsa una misteriosa entità, nera e invasiva, proveniente dallo spazio. Dalle prime inquadrature il film si prospetta addirittura romantico, con Peter Parker che romanticamente passa una serata disteso su una ragnatela gigante, guardando le stelle con Mary Jane Watson. Ma Spider-Man dovrà vedersela non solo con il figlio del suo nemico storico Goblin, Harry Osborn (che prima era anche il suo migliore amico), ma anche e soprattutto con sé stesso, a causa del misterioso essere che è penetrato nella sua tuta. Così Spider-Man adesso ha un involucro tutto nero, i suoi sensi e le sue capacità si sono acutizzate ulteriormente, ma ha perso quell’innocenza, quella bontà d’animo e quell’incertezza sulle proprie prerogative che ne facevano un caso unico nel panorama dei super eroi. A questa pericolosa trasformazione di Spider-Man si aggiungono altre insidie: un pericoloso concorrente che vuole soffiare a Peter Parker il posto di fotografo al Daily Bugle, ma soprattutto Sandman, un nuovo insidioso nemico dell’Uomo Ragno. È questo forse il miglior prodotto degli effetti speciali di Spider-Man 3: Flint Marko è un evaso di galera e Peter è convinto sia l’assassino di suo zio. Trovatosi incodentalemnte al centro di un esperimento nucleare, Marko si traforma in un essere fatto di sabbia, in grado di cambiare forma e dimensioni, diventando un temibile avversario. Figura complessa quella di Sandman, splendidamente interpretato da Thomas Haden Church, che molti ricorderanno in Sideways, e che ha il dono, dopo un terribile scontro, di riportare Spider-Man a una coscienza e a un’umanità che sembravano perse. ,Il regista Sam Raimi ha accettato la sfida di un film probabilmente troppo lungo e affollato, ma la risposta del pubblico almeno su un punto gli dà ragione: in tutto questo bailamme di personaggi e avvenimenti, il regista riesce a tener centrata la bussola del film sulla personalità di Spider-Man, sulla sua lotta interiore con la sua “Hubris” (rimarranno memorabili le scene in cui Peter Parker si copre di ridicolo cercando di sembrare “cool”) e attribuendo motivazioni fondate a ognuno dei personaggi, tanto che ci è difficile non giustificare, almeno un po’, anche i più maligni. Spider-Man 3 ha un’anima: umana e compassionevole, e non cerca di nasconderlo. Non è poco.,Beppe Musicco,