Esattamente come dopo l’uscita di “Matrix”, sono cominciate le polemiche sulla nuova creazione dei fratelli Wachowski. Perché “Speed Racer” è talmente anticonvenzionale da aver fatto esclamare a più di un critico che quello che si vede sullo schermo non si può nemmeno definire un film. “Speed Racer” (come “Matrix”, del resto) è tratto da un fumetto, il giapponese “Go go Mach 5” di Tatuo Yoshida, ma la sua versione cinematografica va ben oltre l’ispirazione, la trama e i personaggi. Qui tutto è ridondante: suoni, colori ipersaturati, effetti grafici, costumi, scenografie reali e virtuali. Speed è il secondo figlio della famiglia Racer, che gestisce in modo ancora artigianale una squadra corse, in un campionato dove auto alimentate da motori potentissimi (a fissione nucleare? a fusione? Si vede solo qualcosa di blu che pulsa nei tubi trasparenti) si sfidano su circuiti sopraelevati che ricordano quelli delle “Hot Wheels”. Derapate, salti con avvitamento, continui testa-coda, trampolini. Speed Racer (Emile Hirsch) è giovane e promettente, tanto da essere contattato dalla più potente delle case in competizione. Ma sulla famiglia Racer ancora grava l’ombra del fratello maggiore, anch’egli splendido pilota, morto con l’onta di essere corrotto, una vicenda che segue parallelamente tutto il film. E Speed dovrà partecipare e combattere in un massacrante rally (dove i contendenti non risparmiano colpi bassi di ogni tipo) per poter dimostrare di meritare la finale del campionato. Come già accennato il film è quasi totalmente girato con scenari digitali, riservando alle ricostruzioni gli ambienti familiari, arredati in uno stile “pop vinilico” squillante che ricorda gli anni ’60, come l’abbigliamento del giovane e dei suoi familiari: il padre (John Goodman), la madre (Susan Sarandon) e la fidanzata (Christina Ricci). La storia è molto semplice, ma il film necessiterebbe di ancor maggiore linearità tagliando qualche flashback e ridimensionando quei personaggi che si allargano un po’ troppo (il fratellino e il suo scimpanzé in certe scene sono insopportabili). Ma nel complesso l’atmosfera bizzarra di “Speed Racer”, le vertiginose acrobazie, il duello tra i buoni e i cattivi sono uno spettacolo che riporta tutti a un’infanzia fatta di meraviglia e divertimento.,Beppe Musicco