Titolo: Spectre (Id).
USA/Gran Bretagna 2015 – 148′
Genere: Azione/spy
Regia di: Sam Mendes
Cast principale: Daniel Craig, Léa Seydoux, Monica Bellucci, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Christoph Waltz
Tematiche: spionaggio, lealtà, amore, vendetta, controllo informatico
Target: sopra i 14 anni

Dopo la morte di M, James Bond si mette sulle tracce di una misteriosa organizzazione criminale, la Spectre….

Recensione

Ultimo (a quanto pare) capitolo della quadrilogia in cui Daniel Craig ha ridisegnato la figura e la mitologia dell’agente segreto più famoso al mondo, Spectre si gioca la partita mettendo in campo fin dal titolo il nemico dei nemici, l’organizzazione che nei decenni tanto filo ha dato da torcere a James Bond, cercando di tirare le fila di quanto seminato nell’arco delle varie pellicole. Bond è nuovamente un cane sciolto (la sezione “00” viene smantellata proprio per colpa di una sua ennesima azione spettacolare quanto distruttiva), determinato a cercare verità e vendetta (non necessariamente in quest’ordine): eroe solitario ma non tanto. All’interno dei Servizi segreti sono in tanti pronti a rischiare il posto e la vita per lui, dalla fedele Moneypenny al giovane Q, e pure il nuovo M comincia ad avere i suoi dubbi…
Dal punto di vista strettamente tecnico il film non delude, anzi inanella una serie di sequenze spettacolari (dall’apertura a Città del Messico durante il Giorno dei Morti alla sequenza di inseguimento in automobile per le vie di Roma, passando per un inseguimento alpino, una memorabile scazzottata in treno e finendo in grande stile a Londra) degne della migliore tradizione della serie, che viene omaggiata nei suoi momenti ed elementi più topici, dalla Aston Martin al famoso Martini agitato non mescolato (che in epoca di salutismo Bond si vede negare). La trama decolla per davvero, però, solo nella seconda parte (il ruolo di Monica Bellucci, vedova poco afflitta di un assassino dell’organizzazione, è dimenticabile), quando nelle ricerche del suo nemico inafferrabile, simili a una specie di caccia al tesoro dove ogni tappa nasconde un indizio, Bond viene affiancato da Madeline Swann, una donna che ha a lungo cercato di sfuggire l’eredità di un padre assassino e criminale, E che per salvare la vita a sé e al suo compagno dovrà almeno in parte riappropriarsene. Questo in un momento in cui Bond ha perso la sua “licenza di uccidere” , e, cosa ancora più grave, inizia a provare disprezzo per il proprio lavoro, o, semplicemente, a invecchiare. Il grande inganno intessuto dai nemici misteriosi ricorda curiosamente quello che sta dietro la trama dell’ultimo Mission Impossible, dove pure terrorismo e intrighi miravano alla creazione di una multinazionale del crimine capace di combattere e controllare gli Stati e non solo le persone.
Laddove l’Ethan Hunt di Tom Cruise suppliva all’eccesso palese delle situazioni con l’esibizione di uno sforzo fisico al limite del superomistico, Bond – fedele alla tradizione – affronta nemici sempre in impeccabili completi e alterna lo scontro fisico con l’immancabile amoreggiare. La love story di questo capitolo, peraltro, si può senz’altro annoverare tra i punti di maggior interesse della storia, e proprio l’impossibilità di approfondirla impedisce a Madeline Swann di diventare un personaggio indimenticabile come era stata Vesper Lynd (non a caso citata molte volte qui).
Il passato continua a perseguitare James Bond (dal passato viene anche il suo acerrimo avversario, un Christoph Waltz a suo agio nel solito ruolo sopra le righe), ma l’atmosfera in cui ci troviamo immersi resta meno avvincente del capitolo precedente: alcune situazioni sono sì citazioni colte ma restano al livello di piacevoli divertissement e non scavano nel profondo della psiche del protagonista. Se c’è un problema con la pellicola di Sam Mendes è proprio che il gioco che intesse con gli archetipi della spy story e della saga finisce per risultare più celebrare che autenticamente emotivo, non almeno nella misura in cui, rimanendo all’interno del genere, erano riusciti a farlo Skyfall e ancor meglio Casino Royale, che a parere di chi scrive resta il miglior capitolo della quadrilogia.

Laura Cotta Ramosino