Dai nostri inviati al Lido

In concorso è arrivato quello che è, per ora, il peggior titolo in gara. Il Messico de La region salvaje è “fatto di ménage” familiari infelici (perché un marito tradisce la moglie con il fratello di lei e a casa è pigro e assente) e di creature mostruose arrivate dallo spazio e amorevolmente accudite in una baita nel bosco alimentata a pannelli solari… Lì, nella natura selvaggia (ma neppure tanto…), vari personaggi si recano a consumare amplessi “puri e assoluti ” con la creatura mostruosa che fa appello, così dicono i suoi custodi, alla parte più primordiale e istintiva degli esseri viventi, con esiti non sempre indolori… La pellicola di Amat Escalante è un pretenzioso e a tratti disgustoso tentativo di innestare in una descrizione più o meno realistica di dinamiche umane e familiari brutali un elemento tra il magico e il fantascientifico, con il risultato di creare un racconto sconnesso e fastidioso in cui non si riesce a cogliere un senso: la critica di una società maschilista e machista? Il fascino e il pericolo di un elemento vitalistico e animale? Tutto è possibile, ma quello che resta e un susseguirsi di situazioni abbastanza prevedibili e sempre più sgradevoli in cui i personaggi perdono gradualmente qualunque possibilità di coinvolgere lo spettatore… Se il film non troverà distribuzione italiana non saranno in molti a strapparsi i capelli…

 

Molto meglio l’italiano Piuma di Roan Johnson (italianissimo, a dispetto del nome). Piuma è la figlia che aspettano Ferruccio detto Ferro e Cate, due maturandi: la voglio chiamare così perché leggera è la vita che vorrebbero per la loro bimba in arrivo. Ma leggera non è la loro decisione. Alle spalle Ferro e Cate hanno genitori troppo assenti o troppo presenti, giudicanti o infantili. Così il terzo film di Roan Johnson, secondo italiano presentato nel Concorso, si presenta come una commedia deliziosa, con tempi comici perfetti, forse troppo gridati, e un po’ esile; perciò non adatta, forse, a concorrere per il Leone d’oro. Gli auguriamo però nonostante alcune forzature narrative nella sceneggiatura, che non riveliamo per non rovinare la sorpresa agli spettatori, un bel percorso in sala. Perché questo film, una sorta di Juno all’italiana, è leggero come il titolo del film e profondo, in qualche passaggio, a tal punto da far pensare che anche se non si nasce genitori lo si può diventare. Nonostante l’età.

 

Cosa fanno gli animali domestici quando sono a casa da soli e non hanno intorno a loro i padroni? Prende le mosse da questa semplice premessa Pets – Vita da animali (nella nuova sezione “popolare” Cinema nel giardino), film d’animazione di Chris Renaud e Yarrow Cheney, realizzato dai produttori di Cattivissimo Me e Minions. Originale nelle intenzioni ma un tantino prevedibile nello sviluppo, il film ha per protagonista soprattutto Max, cagnolino ben addestrato che vive in simbiosi con la sua padrona di casa e la cui vita viene stravolta dall’arrivo di Duke, un cagnone enorme, peloso e con la bava alla bocca che gli causerà numerosi problemi, allontanandolo dall’amata padroncina, da tutti i suoi amici (un bassotto ingegnoso, un gatto goloso, una cagnolina sofisticata, un uccellino tecnologico e un roditore in cerca di casa) e trascinandolo in una disavventura nella New York malfamata e popolata da animali randagi. Ennesima storia di amicizia tra animali molto diversi tra loro, con Max e Duke che impareranno a conoscersi ed apprezzarsi durante il breve periodo che li vede attraversare i luoghi più sporchi e sconosciuti della Grande Mela per far ritorno a casa. Una storia lineare, forse troppo, che tuttavia non mancherà di divertire soprattutto i più piccoli grazie a una serie di divertenti trovate geniali e uno sfaccettato gruppo di personaggi cui non viene assolutamente difficile affezionarsi.

Tra i Film fuori concorso a Venezia 73, si è fatto apprezzare il coreano Miljeong (The Age of Shadows) di Kim Jee-Woon, spy thriller riuscito e ben diretto. Finanziato e prodotto dall’americana Warner Bros, Miljeong non fa che confermare la capacità di un regista (che si è fatto apprezzare anche in Occidente per vari film, tra cui Il buono, il matto, il cattivo e poi negli Usa con The Stand con Schwarzenegger) perfettamente a suo agio persino quando gioca con generi completamente diversi tra loro. Poggiando su una particolare vicenda storica, Jee-woon ci porta negli anni 20 per raccontare l’opposizione e i tentativi di ribellione di un gruppo di combattenti della Resistenza intenzionati a tutto pur di contrastare l’occupazione giapponese. Mentre il comandante coreano della polizia giapponese ha il compito di fermare i ribelli infiltrandosi nel gruppo, il leader della Resistenza, Kim Woojin, deve in tutti i modi trasportare un carico di esplosivo a Shangai. Inizia così una vicenda avvincente che si dipana proprio attraverso la relazione tra questi due uomini, così lontani eppure vicini al tempo stesso, in una confezione narrativa intrigante e un uso ricercato della tecnica che è in grado di inchiodare lo spettatore allo schermo, coinvolgendolo in un perfetto intricato gioco di misteri, segreti, tradimenti, sotterfugi e continui colpi di scena. Speriamo si veda in futuro nelle sale italiane.

 

Infine, alle Giornate degli Autori è passato l’italiano Indivisibili di Edoardo De Angelis. Ci torneremo a breve più diffusamente, quando uscirà nei cinema. Per ora diciamo che al suo terzo film De Angelis conferma la sua crescita e racconta una storia più forte e ricca di spunti e simboli, con le due sorelle siamesi che cantano in coppia e diventano galline dalle uova d’oro per la famiglia. Affetto o sfruttamento del “fenomeno da baraccone”? Quando si scopre che le due potrebbero essere divise, il dubbio a una delle due viene eccome. Ed esplode la voglia di fuga e di libertà da un mondo asfittico. Qualche grevità in meno non guasterebbe, ma le due giovani esordienti Angela e Marianna Fontana (bravissime) e la storia fanno breccia nello spettatore.