Dai nostri inviati al Lido

In concorso è passato Frantz di François Ozon, melodramma ambientato in un paesino tedesco dopo la Prima guerra mondiale. Il giovane che dà il titolo al film è un tedesco morto in guerra e pianto da fidanzata e genitori di lui che la tengono e amano in casa come una figlia. Ma quando compare davanti alla tomba un francese – guardato da tutti con odio e disprezzo da un paese che piange tanti ragazzi morti al fronte – Anna si incuriosisce: che sia un amico dei tempi in cui Frantz studiava a Parigi? Adrien entra nella casa, nonostante le iniziali resistenze del vecchio padre, si conquista il loro affetto. Spira da subito un’aria di giallo hitchcockiano, come in altri film del regista francese (Sotto la sabbia, Nella casa, Una nuova amica) che gira un film in gran parte in tedesco, alternato al francese (chissà al doppiaggio…) e in bianco e nero con non casuali passaggi al colore. Tratto da una pièce teatrale, il film non regge alla distanza troppi colpi di scena e svolte, ma a lunghi tratti intriga pur sembrando una ripresa – d’alta classe – di cose già viste. Bravi gli attori, tra cui Pierre Niney e Paula Beer.

Bella commedia israeliana in Orizzonti. E c’è un’altra sposa per Rama Burshtein dopo La sposa promessa in Laavor et Hakir (in Italia uscirà come Un appuntamento per la sposa): una donna israeliana, estremamente religiosa (ebrea chassidica), abbandonata dal fidanzato a poche settimane dal matrimonio, non annulla la festa di nozze ma è convinta che entro la data troverà un altro sposo. Meglio, l’uomo della sua vita: perché il matrimonio per lei è un desiderio («Voglio amare ed essere amata») e una vocazione. E Dio – ne è sicura – non la abbandonerà in questa prova. Una commedia sentimental-religiosa, con bei dialoghi, bella rappresentazione dei personaggi, molti momenti divertenti ma anche profondi su una ragazza goffa e tenace, che sembra pazza a tutti quanti le stanno vicino ma fa tremendamente sul serio, che passa in rassegna pretendenti assurdi e si vede avvicinata da altri fin troppo “inarrivabili”. Troppo piena di sé, come le viene detto, o davvero fiduciosa in Dio? Il finale non mantiene le promesse, ma il film si fa apprezzare parecchio.

Diverte, sempre in Orizzonti, King of the Belgians di Peter Brosens e Jessica Woodworth. La moglie del re del Belgio assolda un regista inglese, con un passato di alcolista, per girare un documentario sul consorte Nicolas III. Inetto e silenzioso per tutti, compreso chi gli sta accanto che lo guida come un burattino. Il documentario dovrebbe essere ligio e noioso, ma il regista cerca punti di fuga e momenti fuori dagli schemi. Se non che, durante una visita di Stato in Turchia, la Vallonia dichiara l’indipendenza dal Belgio e una tempesta solare blocca tutti gli spostamento dalla Turchia. Rimanere chiuso in albergo? Giammai: il re, sobillato dal regista, inizia una fuga avventurosa: inizialmente su un pullmino di un gruppo musicale di donne bulgare (acconciato anche lui come tale…), e poi in giro per i pericolosi Balcani. Si ride spesso, ma corre più di un brivido lungo la schiena di fronte ad accenni mica tanto banali sulle magagne di stati e popoli (tra rotture dell’unità nazionale, guerre civili e controlli occhiuti).

Infine, è passato come evento speciale anche The Young Pope di Paolo Sorrentino, o meglio le prime due puntate della serie tv di Sky e HBO di prossima messa in onda. Molto attese, le due puntate propongono subito un papa giovanissimo (il cardinale Lenny Belardo, interpretato da Jude Law, non è neppure cinquantenne) ma “conservatore” tanto da aver scelto un nome, Pio XIII, guardato con sospetto dai “progressisti” della Curia, bello e disinvolto (fuma dove non dovrebbe) ma insensibile ai dettami mediatici (non vuole fotografie e vuole riprese televisive nell’ombra), sprezzante con le persone e spregiudicato tanto da far violare il segreto del confessionale a un sacerdote ma sincero nella sua fede, frutto di una vocazione nata da bambino in un orfanatrofio gestito dalla sua amata suor Mary… E via con altre contraddizioni che lui stesso sa di avere (Uno e Trino come Dio, si definisce in modo quasi blasfemo). Come contraddizioni portano altri personaggi, come il cardinal Voiello (Silvio Orlando), trafficone e infido eppure con la “segreta” occupazione di andare a curare un bambino handicappato. Si può dire di tutto di un’operazione che farà discutere per una visione della Chiesa certo riduttiva e a tratti offensiva ma con momenti di profondità e perfino candore di alcuni personaggi (lo stesso Papa, in certi momenti), che sembra accentuare la tendenza ad autocitarsi di Sorrentino (la sigla è quasi disturbante, collage di elementi che richiamano Il divo, La grande bellezza e Youth), ma con una grande forza visiva (sul piccolo schermo perderà parecchio?) e uno stile ormai forte e riconoscibile. Oggettivamente anche divertente, grazie a dialoghi davvero efficaci. Viene voglia di vedere come procederà la serie, visto che ci hanno lasciato a uno snodo cruciale, dopo il primo discorso pubblico quasi apocalittico di Pio XIII.