Passato alla Festa del Cinema di Roma appena prima della chiusura di festival e sale cinematografiche Soul, il nuovo atteso lungometraggio della Pixar, come già Mulan, purtroppo salta il passaggio sul grande schermo ma approda in tempo per Natale sulla piattaforma Disney + per regalare una giornata di cinema insieme.

Per prima cosa va detto che Soul, che per certi versi ricorda Inside Out, non è esattamente un film per ragazzi: anzi. Con il suo protagonista “grandicello” (anche se non attempato come il brillantissimo vecchino di Up), professore di musica che coltiva il sogno di una carriera da pianista jazz, e la sua storia che parla di dimensioni “pre-vita”, anime in formazione e destino da trovare, potrebbe risultate un filo difficile per il pubblico più giovane. L’intenzione di fondo è ambiziosa ed encomiabile (parlare in fondo anche di vocazione, di gusto della vita che si scopre nel quotidiano), ma soprattutto nella prima parte il film rischia di restare un po’ concettoso. E, nonostante l’animazione sia come sempre spettacolare, si ha almeno l’impressione che si rischi di teorizzare un po’ troppo.

Fortunatamente il tocco Pixar, poetico e profondo, e al contempo sempre godibile (qui, senza voler anticipare una delle svolte del racconto, ci sarà di mezzo un gatto con qualcosa in più…), fa sì che la seconda parte del film decolli diventando a tratti anche molto commovente. Il professor Gardner, uomo capace di perdersi nelle improvvisazioni della sua musica osservando il cielo ma anche insegnante capace di ispirare giovani studenti, è un personaggio che conquista a poco a poco lo spettatore, così come 22, l’anima in formazione capace di far diventare isterici mentori del calibro di Madre Teresa, ma poi conquistata dai particolari semplici e unici di una giornata qualsiasi. Sono loro che compiranno ciascuno un viaggio necessario a trovare la propria “scintilla” proprio dove meno se lo sarebbero aspettato, lanciando a ciascuno la sfida di fare altrettanto.

Luisa Cotta Ramosino