CONTRO:,Violenza, piombo e sangue nei vicoli bui di Sin City.,Fumettone noir iperviolento ma assai irritante. Una bella confezione di partenza: tante facce giuste in un cast lussureggiante, da Bruce Willis nei panni di un vecchio poliziotto alla iena Michael Madsen in uno dei suoi ennesimi ruoli oscuri, passando per il gigantesco e irriconoscibile Mickey Rourke e la bellezza sfacciata di Rosario Dawson. Una nuova tecnica di ripresa che consente di girare una sorta di fumetto in movimento ma una povertà imbarazzante di contenuto. E non solo per le eccessive e gratuite dosi di violenza, ma per la mancanza di spessore dei personaggi stessi. Molti personaggi sono appena accennati (che dire, ad esempio, del killer interpretato da Josh Hartnett ?); di altri non si fornisce adeguato approfondimento (i già citati Madsen e Willis e in genere tutti i personaggi femminili). La narrazione, statica, anche per un eccessivo utilizzo della voce interiore che, oltre ad appesantire il racconto, toglie pathos anticipando spesso i colpi di scena, è poco omogenea e dà per scontato troppi riferimenti che i profani dei fumetti di Miller non possono cogliere. E poi i consueti riferimenti anticlericali (ma l’attacco alla Chiesa cattolica è ormai un cliché come i cactus per i film western e gli impermeabili per i gialli), con un cardinale con un debole per le puttane e un figlioccio torturatore. Dopo i primi minuti di interesse, per l’obiettiva originale veste grafica, due ora di noia seppur immersa nel sangue dei tanti disgraziati che muoiono senza perché.,Simone Fortunato,PRO:,Ma il male non è ovunque.,È comprensibile l'irritazione di chi vede per la prima volta “Sin City” e rimane infastidito, se non disgustato, dalla violenza debordante del film, così come sono lecite le critiche sulla superficialità di certi personaggi (ma gli attori sono stupendi, e sfido chiunque a dire il contrario) o alcune eccessive schematizzazioni. Purtroppo (o per fortuna, a mio parere) “Sin City”, nel senso del film, paga la sua assoluta fedeltà alla direzione dello stesso creatore, Frank Miller. A differenza di altri film derivati da fumetti come “L’uomo ragno” o “Devil”, Miller (che è molto diverso da Stan Lee) non aveva nessuna intenzione di piegare il fumetto alle esigenze cinematografiche, non ha voluto rendere la storia più fluida, umanizzare i personaggi, conquistare lo spettatore. “Sin City” non è un film, è “il” fumetto, che invece di leggere tenendolo in mano, sfogliamo (ingigantito e tonitruante) sul grande schermo. È vero, forse solo chi l’ha letto lo può apprezzare, ma chi conosce Miller sa che la sua descrizione della violenza non è mai gratuita, che per ogni malvagio c’è sempre un Hardigan disposto a sacrificarsi o un Merv che non esita di fronte a niente pur di trovare il colpevole (anche il vescovo criminale è talmente irreale nella sua devozione al giovane cannibale da superare il luogo comune). “Sin City” non è un noir, piuttosto un “hard boiled”, ambientato in un luogo senza tempo, dove le strade bagnate e i dialoghi fatti di frasi smozzicate riportano agli anni ’50, ma l’abbigliamento è moderno e le auto spaziano dagli anni ’30 alle Ferrari. Ricordo certe critiche a Tarantino dopo l’uscita di “Pulp Fiction”: adesso tutti l’osannano. Rodriguez è un genio del digitale e ha dimostrato la sua bravura anche facendo film per bambini come “Spy Kids”. “Sin City”, che piaccia o no, è un punto con cui molti si dovranno confrontare.,Beppe Musicco,