Le note di produzione dicono che Martin Scorsese abbia chiesto a tutti gli interpreti di Shutter Island di guardare, prima dell’inizio delle riprese, Le catene della colpa, il film di Jacques Tourneur del 1947. L’atmosfera cupa del film “noir” si ritrova tutta nel film di Scorsese, fin dalle prime immagini che mostrano il giovane agente federale intento a vomitare mentre il traghetto si avvicina a Shutter Island, un’isola al largo di Boston dove c’è solo l’Ashecliffe, un manicomio criminale dall’aspetto sinistro, quasi inaccessibile e con regole severissime. È il 1954 e Teddy Daniels (Leonardo Di Caprio) e il suo partner Chuck Aule (Mark Ruffalo) devono scoprire che fine ha fatto una donna scomparsa dal manicomio: la porta della cella era chiusa, le scarpe della donna sono ancora al loro posto, ma della prigioniera non v’è traccia. E non sembrano essere di grande aiuto i medici che dirigono l’ospedale: il dottor Cawley (Ben Kingsley) sembra reticente e il dottor Naehring (Max Von Sydow) continua a ricordare a Teddy i nazisti che ha combattuto e ucciso entrando nel lager di Dachau. Mentre un uragano di smisurata potenza spazza l’isola, l’indagine di Teddy Daniels si fa sempre più complessa, specie quando ritrova la fuggitiva in una caverna nella scogliera, per sentirsi rivelare che le cose sull’isola sono molto differenti da come appaiono.

Scorsese dirige un film “di genere”, tratto da un romanzo di successo di Dennis Lehane, ma invece di stare sui toni richiesti dall’opera (un thriller, a momenti capace di farti sobbalzare sulla poltrona), cerca di trarne un film in grande stile, incentrato sull’investigazione psicologica. Sfortunatamente non bastano le perfette ambientazioni (di Dante Ferretti), i costumi, e la musica che ricorda, quella di Bernad Herrmann per Hitchcock. Molti sono i momenti morti del film, alternati a scene forti, che però non raggiungono l’esito aspettato; così questo “viaggio nell’incubo” risulta a tratti banale e a tratti troppo oscuro, con il protagonista che appare sempre un po’ in anticipo o in ritardo nel capire le cose. Notevole è comunque la presenza degli attori, dal già citato DiCaprio a Mark Ruffalo, fino alla piccola ma significativa parte di Patricia Clarkson nel ruolo della fuggitiva. Jacques Tourneur, con molti meno soldi e attori di minor calibro, ha fatto film che ancora oggi si guardano col fiato sospeso. Forse con minori pretese, anche Martin Scorsese avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato.

Beppe Musicco