Il celebrale investigatore protagonista, a partire dai romanzi di Conan Doyle, di innumerevoli avventure cinematografiche e televisive, affronta con una certa signorilità il trattamento impostogli dallo stile cinematografico, energetico ed irriverente, dell’inglese americanizzato Guy Ritchie.,Se il risultato è di quelli che, con una certa tollerante unanimità, la critica ha definito “buono, ma non quanto avrebbe potuto”, va detto che le oltre due ore della pellicola hanno moltissimi momenti di divertimento e grande cinema.,Saranno gli interpreti (Robert Downey jr. al suo meglio, intelligentissimo, ma stralunato e pure un po’ dispettoso, Jude Law, signorile, ma anche combattivo, e soprattutto Mark Strong, decisamente autorevole nel ruolo dell’antagonista), sarà la tematica (l’occultismo opposto al metodo scientifico – per quanto disordinato – di Holmes, le trame di organizzazioni segrete per il controllo del mondo, i rischi che corre chi gioca con l’aldilà), saranno gli scambi brillanti e a volte anche un po’ goliardici tra tutti i personaggi: comunque sia il film (che, come sempre più spesso oggi, nasce per diventare un franchise e dare via a nuovi sequel), nonostante non mescoli alla perfezione tutte le sue componenti (azione, umorismo, una godibile e scoppiettante amicizia virile, una certa sottile anarchia tipica dei lavori di Ritchie) è di quelli che si godranno sia gli spettatori cinefili che quelli digiuni da ogni riferimento filmico o letterario.,Si tollera senza troppa difficoltà qualche giro a vuoto, chiedendosi forse solo alla fine se sia davvero possibile conciliare la logica impeccabile di Holmes (che chiede fatti e trova dettagli meglio degli investigatori di C.S.I.) e il caos pirotecnico di una storia molto moderna nel descrivere i rapporti personali e genialmente irriverente nello sbeffeggiare le macchinazioni dei massoni (qui pomposamente ottusi) e quelle del maligno Blackwood che li vuole usare per i suoi scopi.,Luisa Cotta Ramosino