Interessante esordio alla regia dell’italiano Ruben Mazzoleni in America, dove vive e si è formato dopo anni di aiuto alla regia in Italia. Nick e Joe vivono a New York e sono due grandi amici: ma se il primo, studente con un futuro da avvocato, ha una vita regolare, il secondo si barcamena tra lavori precari, questioni irrisolte di donne e loschi traffici con malavitosi. Per pagare un debito, Joe è costretto a tenere una borsa piena di soldi per una notte: in realtà pensa di scappare con il denaro (magari con una ragazza incontrata proprio mentre progetta la fuga), lasciando la borsa piena di carta straccia all’amico, chiedendogli lo stesso favore: tenere la borsa per una notte, che poi l’indomani qualcuno l’avrebbe recuperata. Ma quando il boss scopre che i soldi non ci sono più, iniziano i guai per entrambi.,Girato in bianco e nero e con uno stile nervoso ma anche scanzonato che ricorda, in parte, i piccoli esordi super “indy” (come è davvero piccolo e indipendente questo) di registi che poi si sono fatti strada, tra la fine degli anni 60 e gli anni 80 (Coppola, Scorsese, Jarmusch), Sheer è un esordio con qualche ingenuità e stereotipo (il fratello ritardato e il padre ubriacone di Joe) ma anche molto stile, con momenti morti ma anche un’atmosfera che convince. Un noir metropolitano dove succede poco, ma dove sul racconto prevale il clima, teso ma pure con spazio per variazioni di tono (le risate tra Nick e Joe, la tenerezza tra Joe e la bella Jenny appena incontrata, con cui sembra mostrarsi fragile e non il solito duro dei bassifondi). I due caratteri principali sono appena sbozzati ma convincenti – Nick ingenuo e disponibile, Joe spericolato e incosciente – grazie a due attori sconosciuti ma credibili (Michael Jefferson e Aaron Barcelo). E risaltano nel finale duro, angosciante ma coerente con le premesse della storia.,Il resto lo fa New York. Non fotografata nel suo splendore tipico, ma sempre affascinante tra angoli malfamati e improvvisi squarci di bellezza. Mazzoleni pare un talento grezzo ma promettente, su cui qualche produttore vero potrebbe lavorare. Meglio, sia detto con amarezza, se rimane in America: lì di occasioni per crescere ne troverà sicuramente più che nel nostro paese.,Antonio Autieri