Shark 2 – L’abisso vede protagonista una squadra di oceanografi dove spicca l’esperto Jonas. Durante una missione nelle profondità marine, però, a causa di un’esplosione causata negli abissi da trafficanti di minerali preziosi, tre megalodonti risalgono in superficie e prendono d’assalto un paradiso turistico su un’isola. Riusciranno Jonas e i suoi compagni a fermare gli enormi squali?

Dopo il successo di Shark – Il primo squaloJason Statham torna in Shark 2 – L’abisso nei panni di Jonas Taylor, uno studioso dei fondali marini, appassionato di arti marziali e impegnato a contrastare trafficanti e tutti coloro che inquinano i mari con sostanze radioattive.  Come si può immaginare, lo vedremo coinvolto con il suo team in un’avventura oltre l’immaginabile contro i megalodonti, enormi squali preistorici, e non solo.

Il film è suddiviso in due parti. La prima, ambientata nell’oscurità degli abissi, ha la giusta dose di pathos, con atmosfere tra il thriller e l’horror dove la squadra di oceanografi – impegnata in una passeggiata di 3 km a 7mila metri di profondità dopo essere rimasta in panne – sarà attaccata da pesci di tutti i tipi e dove si imbatterà in un pericoloso trafficante di metalli marini preziosi che si nasconde in un sottomarino. La seconda parte invece è una sequenza di lotte, uomini divorati, inseguimenti, con Jonas e i suoi che dovranno affrontare non solo i megalodonti ma anche una piovra gigante e una serie di lucertoloni preistorici carnivori e famelici. Non bastasse questo, devono sfuggire a un gruppo di mercenari al servizio dei trafficanti e della corrotta direttrice del laboratorio sottomarino per il quale, oltre a Jonas, lavorano anche Mac (Cliff Curtis) e DJ (Page Kennedy), che avevamo visto anche nel primo film.

Shark 2 – L’abisso, diretto da Ben Wheathley ha come modelli ovviamente Lo squalo e Jurassic Park/Jurassic World, rimanendo molto lontano dal livello di queste saghe. Il suo compito è quello di intrattenere il pubblico, e se vogliamo ci riesce, ma a una prima parte che fa ben sperare ne segue una seconda che alla lunga annoia lo spettatore e nella quale si perde completamente il messaggio ambientalista.

Stefano Radice

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