John Clark, è un avvocato di successo, alla sua vita sembra non mancare nulla: un ottimo lavoro, una bella moglie, due bravi figli. Eppure la sua esistenza ha perso ogni tipo di entusiasmo, le sue giornate scorrono scandite da una piatta monotonia. Le cose cominciano a cambiare nel momento in cui decide di iscriversi a un corso di ballo per principianti, spinto dallo sguardo intrigante della giovane insegnante Paulina, interpretata da Jennifer Lopez. Il protagonista, da impacciato avvocato, arriverà a partecipare ad una vera e propria gara di ballo.

Davvero una bella sorpresa questo film (di grande successo) aggraziato, gentile, forse furbo ma non insincero. Ci sono aspetti che potrebbero far storcere il naso: la trama è prevedibile, ci sono situazioni inspiegabili o che “stonano”, Jennifer Lopez – che fu decente attrice solo in qualche noir o con personaggi aggressivamente sexy, ma con la commedia non ha alcuna parentela… – a tratti sembra un pesce fuor d’acqua e non sembra giustificare l’innesco della “crisi” di Richard Gere. E poi, certo, il film non ha troppe pretese… Ma è un male? Come nella miglior storia di Hollywood, film “senza pretese” riuscivano a catturare l’attenzione del pubblico, divertirlo e – senza parere – suggerire qualcosa sulla vita. E così fa questo Shall we Dance?, remake di un film giapponese di successo a sua volta debitore, addirittura, in parte di un vecchio film con Fred Astaire. Non avrà quella mitica leggerezza il buon Richard Gere, ma il buon umore con cui spettatori e soprattutto spettatrici escono dal cinema dovrebbe far riflettere. C’è come una ventata di purezza nel film, di pudiche emozioni, di puro cinema che misteriosamente ha a che fare, in qualche modo, con la vita. Quel bisogno di evadere dal grigiore ma senza recidere la propria storia (ovvero rinunciare al matrimonio: pare poco?), quel rispondere a una “voce di dentro”, una passione sconosciuta quando questa prorompe rilanciando nella vita ciò che c’è di più vero. E senza contare l’estrema professionalità del film, degli attori, della confezione, di tante stupende facce da cinema (a cominciare dal grande Stanley Tucci). L’unica concessione al conformismo sta in quel macho che va alla scuola di ballo per rimorchiare fanciulle e alla fine si scopre più attratto dai fanciulli, forse in omaggio a un target che il cinema corteggia con insistenza.

Per il resto, però, Shall we Dance? merita il consenso ottenuto in Italia (in America è andato male): averne di commedie così efficaci. Quanto alla scena ormai celebre di Richard Gere in smoking e rosa rossa, è ormai da antologia, nonché fattore di autentica commozione. Come la moglie (Susan Sarandon, sempre bellissima) che spiega al detective che indaga sul marito perché ci si sposa: perché ci sia qualcuno che sia testimone della tua vita.

Antonio Autieri