La “nuova” lotta tra il Bene e il Male si gioca sulle strade di New York dove una ragazzina con un gran talento per il disegno scopre il significato delle rune che traccia senza sapere perché: non è una mondana (un’umana senza poteri), ma una shadowhunter, stirpe di cacciatori di demoni che la maggior parte della gente non può vedere. Ma ora che la minaccia, per colpa di un cacciatore rinnegato, Valentine, si è riaccesa, il talento speciale di Clary diventa fondamentale per vincere la battaglia, tanto più che la prima vittima del Male è proprio la madre della protagonista, e a reclutarla si presenta un ragazzo dal fascino da bello e maledetto…,Se nell’editoria la buona riuscita di infinite varianti dell’urban fantasy (sottotipologia del genere youg adult) rappresenta apparentemente l’unico antidoto al disamore dei giovani alla lettura, sul grande schermo l’esito dei relativi adattamenti non è sempre baciato dallo stesso successo. I tentativi di creare il nuovo franchise di riferimento dopo Twilight, tuttavia, non si interrompono. La ricetta sembrerebbe semplice: scovare qualche giovane volto promettente (in questo caso si tratta di Lily Collins- vista in Biancaneve – e Jamie Campbell Bower – dal televisivo Camelot), affiancargli un paio di star adulte di un certo successo (Jonathan Rhys Meyers e Lena Headey) e poi fare un calcolo ponderato di quanto sia lecito discostarsi dall’originale letterario per non irritare i fan, ma anche non sforare con il budget…,A prima vista (e nella prima ora del film) il calcolo sembra funzionare; detto che l’eroe del film, il cacciatore di demoni Jace, ha poco carisma (e poca carne addosso, secondo un gusto estetico che sembra corteggiare un po’ troppo da vicino l’anoressia…), la scoperta del mondo soprannaturale nascosto dietro i luoghi della vita quotidiana della protagonista ha un suo fascino. L’immancabile triangolo sentimentale è settato rapidamente (amico di sempre vs bel tenebroso armato di spade e coltelli, in competizione per la bella fanciulla qui fortunatamente non del tutto indifesa), la battaglia tra luce e tenebra (che non finirà mai ma va combattuta anche se si è agnostici…) è inserita in una cosmologia non troppo complessa e qua e là non ci si dimentica una spruzzata di umorismo.,Peccato che con l’andare dei minuti e il moltiplicarsi dei duelli a colpi di spade angeliche e fruste luminescenti, subentri a poco a poco la noia, i personaggi si sentano sempre più in dovere di parlare di quello che sentono e credono invece di mostrarlo nei fatti e nei dilemmi che affrontano, e il super cattivo di turno (Rhys Meyers che forse per contenere i costi recita tutte le sue scene in un unico ambiente) si faccia circondare da un manipolo di seguaci poco brillanti.,Il risultato è che da un certo punto in avanti la vicenda si rinchiude nello spazio anche suggestivo dell’Istituto che fa da base operativa degli shadowhunters newyorkesi e i personaggi continuano ad andare su e giù per scale e corridoi incrociandosi solo quando serve agli autori…L’effetto rischia di essere comico più che di suspense e l’obbligo di rendere compatibile un finale soddisfacente con l’apertura a eventuali seguiti rende la chiusura delle pellicola un po’ artificiosa. Un difetto che si perdonerebbe se l’approfondimento dei personaggi riuscisse andare oltre il restyling dell’abbigliamento della protagonista (da ragazza della porta accanto a fatalona in pelle e stivaloni che qualcuno giustamente accusa di assomigliare a una donna di strada…) e tutti i dilemmi finissero per ridursi a questioni degne dei corridoi di un liceo, compreso un outing che si inserisce a complicare le vicende sentimentali dei protagonisti. ,L’armamentario di effetti speciali e creature ha un livello discreto (per intenderci anni luce più convincente dei lupi mannari di pezza di Twilight), ma allo stesso tempo questa saga sembra accontentarsi di mirare a un pubblico adolescenziale, senza l’ambizione di tentare un pubblico più vasto come ha saputo fare il franchise di Hunger Games.,Luisa Cotta Ramosino