Esempio di fantascienza bruttina di fine anni '90. Levinson, reduce dal successo di film come Rivelazioni e Sleepers, cerca la carta dell'intrattenimento puro e semplice. Gli ingredienti per il grande film ci sono tutti: un cast di prime scelte: Dustin Hoffman, Sharon Stone, Samuel L. Jackson e i comprimari Peter Coyote e Liev Schreiber. Uno script a partire dal romanzo di Michael Crichton che mette in campo un'idea suggestiva, quella di una sfera capace di concretizzare i sogni o le fantasie degli esseri umani. Il tutto da ambientarsi sott'acqua con un occhio a The Abyss e Abissi, capolavori del genere subacqueo. Levinson cerca di dare un'impronta personale al film, non accontendandosi dei numerosi effetti spettacolari: cerca, anzi, di combinare la tensione tipica dei film ambientati sott'acqua con la tensione di grandi film che hanno rivoluzionato il modo di fare e concepire la fantascienza. E in parte ci riesce: Alien è rievocato più volte e in particolare quando Harry (Samuel L. Jackson), uscito indenne dalla sfera, manifesta i primi segnali di ambiguità al resto dell'equipaggio, ma in generale è tuto il clima claustrofobico a essere figlio del film di Scott. Poi però, anche a causa di una sceneggiatura (di Paul Attanasio, lo stesso di Donnie Brasco) che complica troppo le cose e fissa in maniera troppo rigida i personaggi (Hoffman lo psicanalista; la Stone psicotica; Jackson il 'manipolato'; Coyote il militare) Levinson perde di vista i fondamenti della suspense e rimpinza il film di tanti richiami ad altri film del genere (Solaris, 2001 – Odissea nello spazio) che appesantiscono e dicono poco. E dopo tanti, troppi momenti macchinosi l'ultima mezz'ora scorre via senza troppa verosimiglianza e chiude nel modo più ovvio e meno soddisfacente. Male il cast, sulla carta ben amalgamato, in realtà irrigidito in ruoli troppo scritti e poco realistici. E comunque, dopo un inizio promettente, è tutto il film a apparire troppo statico e con poco ritmo.,Simone Fortunato,