Il tempo passa e, va detto, anche piuttosto impietosamente, sui volti ipertruccati e i corpi fasciati da abiti griffati delle “ragazze” che, dalle vie e dalle boutique di Manhattan, nel bene o nel male hanno segnato non solo una stagione televisiva, ma anche il costume di una generazione.,Ritrovatesi a fare i bilanci delle loro vite matrimoniali o della menopausa in occasione del matrimonio da favola (o da incubo, ma dipenderà dall’occhio di chi guarda) di due amici gay, scoprono che qualche volta quello che si è molto desiderato non corrisponde in toto ai propri sogni.,Bambini che urlano, tate troppo sexy, mariti che preferiscono le serate casalinghe alle luci della ribalta o che mettono le scarpe sul divano di design, mal si accordano con i sogni luccicanti delle quattro amiche e non bastano un paio di giorni nel vecchio appartamento a scrivere e una notte di passione ritrovata per far passare il senso di disagio, specie se poi il marito propone la pausa settimanale come un’abitudine piuttosto che un’eccezione.,Carrie, nei due anni dal giorno del sì, ha trovato il tempo di scrivere un bel libro umoristico dedicato al matrimonio (stroncato dal Newyorker che, come qualunque spettatore di buon senso, suggerisce che dell’istituzione in questione la giornalista sappia ben poco), rimpiange lo scintillio dei primi tempi, mentre continua a ripetere che lei e il suo Big stanno benissimo senza figli, anzi la loro promessa reciproca è letteralmente “solo noi due per sempre”. Che a mancare nel suo matrimonio piuttosto che la mondanità sia una progettualità che vada oltre l’arredamento di un bell’appartamento a Manhattan non la sfiora minimamente.,La sua amica Samantha, che proprio non si arrende di fronte alla prospettiva di invecchiare e di perdere le sue “voglie”, si affida alla chimica per arrestare il corso del tempo, in uno sforzo che potrebbe essere comico se non trasmettesse, invece, un’inquietante tristezza.,Con queste premesse drammaturgiche ci aspetteremmo che il pretestuoso viaggio in Medio Oriente (visto con un occhio al lusso sfrenato che fa a pugni con l’attuale crisi economica e l’altro a una saltuaria e alquanto fastidiosa critica sociale d’accatto), oltre che darci l’occasione di ammirare i servizi dei resort per nuovi ricchi, faccia emergere la contraddizione implicita di queste posizioni e le aiuti finalmente a maturare.,Purtroppo la pellicola, dopo oltre due ore e mezza estenuanti (si rimpiange la caustica stringatezza – mezzora! – e la coerenza tematica delle puntate della serie originale), e un bacio con l’ex fidanzato ritrovato in un suk, non riesce a dare una risposta vera e coerente ai problemi che pone. ,Così Carrie si ritrova con un bel diamante e promette di non baciare mai nessun altro oltre a suo marito e Samantha, dopo aver imparato a sue spese che il Medio Oriente è avanzato fino ad un certo punto, può tornare a godersi i suoi ormoni antinvecchiamento e a copulare felice con il fortunato di turno nella “terra dei liberi” (che per il regista-sceneggiatore si traduce in “lande dove si possono celebrare matrimoni dello stesso sesso, circolare con i preservativi in borsa e parlare di sesso nei bar”).,L’impressione è che, qualche vestito nuovo, qualche massaggio, un paio di scarpe arabe e qualche suite extralusso dopo, siamo di nuovo al via e nessuno abbia imparato molto. La complicità tra amiche si riduce ai consigli su parlare o tacere circa il tradimento e alla protezione (anche legale) quando le mille e una notte pagate sono sostituite dal volto più “fondamentalista” del paese ospite. Che tristezza…,Laura Cotta Ramosino,