Ben è un agente delle tasse dell'Agenzia delle Entrate degli Stati Uniti che vaga per l’America regalando buoni uscita a chi non paga le tasse per gravi problemi sanitari. Non solo li aiuta economicamente ma in realtà li incontra prima di donare loro parte del suo corpo. Un modo per fare ammenda e sciogliere il senso di colpa che gli deriva dall’aver ucciso accidentalmente sette sconosciuti. Nel corso della sua impresa incontra Emily, una bella ragazza malata di cuore e s'innamora di lei, finendo con il complicare i suoi stessi piani.,Forse pensano d’essere come Frank Capra e James Stewart. Così Gabriele Muccino, il regista italiano più gettonato negli States, e Will Smith, l’attore afroamericano più bello e conteso, formano una nuova coppia fissa che di film in film tenta di portare avanti una filosofia di vita. Dopo lo struggente Alla ricerca della felicità, ritornano con Seven Pounds (sette pesi, e non sette anime come recita il titolo italiano), in cui le atmosfere si fanno più cupe e la regia più convulsa: continui flash-back per ricomporre una storia complicata e piuttosto inverosimile. Ma, lasciando da parte scontate remore o puntigliose annotazioni, ci sembra più interessante notare come questa nuova coppia del cinema stia veicolando dei messaggi profondi dell’America contemporanea. Il progetto di speranza americano non sembra più basato sul “capitale”, come avveniva negli straordinari film di Capra (in cui la struttura narrativa prendeva spesso spunto da una necessità finanziaria concreta), ma sul “corpo”, pronto a dover espiare un senso di colpa. Una sostituzione inquietante, capace di ribaltare, in maniera profonda, il senso di un possibile happy-end. Ancora una volta la risoluzione è affidata all’immagine di una nuova comunità che miracolosamente si crea, ma qui la gratuità della compagnia, sempre presente in Capra, si lega pericolosamente alla diretta volontà dell’uomo di crearla da sé, sacrificando in maniera ignobile gli evidenti segni che la realtà gli offre. In questo orizzonte (dove se esiste un Dio è ancora quello biblico, privo d’ogni comprensione per la sua creatura), persino la gratuità si trasforma in egoismo, e nonostante il coro d’innocenti del finale si esce con l’amaro in bocca. ,Daniela Persico