Prima giornata piena al Festival internazionale di Berlino, che si svolge dal 15 al 25 febbraio nella capitale tedesca. Ecco le nostre recensioni di oggi:

La Cocina di Alonso Ruizpalacios con Raúl Briones Carmona, Rooney Mara, Anna Diaz, Motell Foster, Oded Fehr

Il regista messicano Alonso Ruizpalacios, già vincitore del Premio per la miglior Opera Prima nel 2014 con Gueros, torna a concorrere al Festival di quest’anno con La Cocina, pellicola tragicomica ambientata – appunto – nelle cucine di un ristorante turistico di New York: quando 800 dollari scompaiono dall’incasso del ristorante The Grill, la direzione sospetta del cuoco messicano Pedro, un po’ infantile e un po’ sognatore, reduce da una lite con un collega e soprattutto dalla scoperta che la sua amante Julia – una cameriera americana interpretata da Rooney Mara – è incinta.

Quello della Cocina è una sorta di formicaio, labirintico e stratificato, dove tra i vari corridoi e piani si affaccendano americani di seconda generazione e immigrati di ogni provenienza ma senza documenti. Tutti i personaggi compongono una catena di montaggio difettosa ma tutto sommato funzionante, del quale il mondo della superficie – dove i clienti possono togliersi sfizi che vanno dalla pizza surgelata all’aragosta da 45 dollari – non ha quasi sentore: a inceppare questo meccanismo non sarà né l’ammanco di cassa, né un allagamento, né l’antipatia tra colleghi, quanto un sogno che si infrangerà all’improvviso.

Ruizpalacios sceglie il formato in 4/3 – quasi a stringere ancora di più sugli spazi stretti del ristorante sotterraneo – e il bianco e nero, rompendone la continuità solo in due momenti cruciali, per proiettare sul protagonista principale la luce acida di quell’impossibile promessa sul futuro. Se c’è molta attenzione alla forma – e interessante è il dettaglio delle preparazioni del cuoco, dai cibi impiattati di fretta a quelli cucinati con tenerezza – se ne ritrova molta meno nel racconto dei personaggi, un po’ frammentario e frettoloso nonostante la lunga durata del film. Nel labirinto di Ruizpalacios, purtroppo, si può anche perdere il filo, tra qualche indulgenza poetica di troppo e qualche punto di vista che si smarrisce lungo la via.

Roberta Breda

Keyke mahboobe man (My Favourite Cake) di Maryam Moghaddam & Behtash Sanaeeha con Lily Farhadpour, Esmail Mehrabi (nella foto)

Ormai immersa in una routine di noia e tristezza, la settantenne iraniana Mahin pensa che niente più possa capitarle, men che meno incontrare un uomo, come invece insistono a dirle le sue amiche. Così, dopo l’ennesima telefonata frustrante con la figlia che vive all’estero, e aver assistito all’ennesima ingiustizia della polizia della moralità che ferma le donne che non hanno il capo interamente velato, Mahin decide di andare a pranzo in un ristorante per pensionati, con la speranza di incontrare qualcuno. E lì scorge Faramarz, un tassista solitario dall’aria simpatica. Inizia così una sorta di corteggiamento da parte di Mahin, che con la scusa di farsi portare a casa, invita il guidatore ad entrare. Sarà una delle serate più travolgenti della sua vita.

Girato con grazia e una buona dose di ironia, il film riesce a dare uno spaccato realistico della società iraniana, dove i più anziani ancora ricordano con nostalgia la libertà di una società di stile occidentale, prima che il paese si trasformasse in una teocrazia totalitaria. Ma è soprattutto l’interpretazione dei protagonisti, Lily Farhadpour ed Esmail Mehrabi, a dare l’idea dell’incontro tra persone delicate e sensibili, capaci di godere dei piccoli piaceri della tavola, e della compagnia di una persona affettuosa. Un film che merita un premio.

Beppe Musicco

A different man di Aaron Schimberg con Sebastian Stan, Renate Reinsve, Adam Pearson, Miles G. Jackson, Patrick Wang, Neal Davidson

Aaron Schimberg scrive e dirige una pellicola che naviga tra commedia nera e dramma grottesco e in parte riprende temi già trattati nel suo precedente lungometraggio Chained for life (che già vedeva tra i protagonisti Adam Pearson, attore inglese con una grave patologia che porta a una notevole sfigurazione del viso). Edward è un aspirante attore affetto da una neurofibromatosi che fa sì che abbia il volto coperto di tumori ed escrescenze, una patologia che oltre a limitare le sue opportunità di lavoro filmati in stile pubblicità progresso lo rende incapace di una vita sociale.

La sua vita cambia in seguito a due eventi: l’arrivo nell’appartamento accanto al suo della bella Ingrid (Renate Reinsve di La persona peggiore del mondo), drammaturga sensibile di cui Edward si innamora, e la possibilità di tentare una cura sperimentale che potrebbe ridargli un volto “normale”. Ma come suona il detto: attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo; e infatti il nuovo Edward (che in realtà ha “sepolto” la sua vecchia identità e si presenta a tutti con la bella faccia da schiaffi di Sebastian Stan e un nuovo nome) scopre dopo i primi entusiasmi (ottiene il ruolo di protagonista del dramma di Ingrid dedicato ironicamente alla sua storia e conquista anche la ragazza…) che non basta cambiare volto per cambiare sé stessi.

Lo spunto interessante e il passo surreale che a poco a poco sfocia nel grottesco regge bene nella prima ora della pellicola (che come ormai un po’ troppi film di questi tempi sceglie un look vintage da anni 70 per tenere il racconto lontano da uno stretto realismo), ma a poco a poco perde un po’ di direzione, non capiamo più a chi dovremmo affezionarci: non al nuovo Edward che arranca nella sua nuova vita come nella vecchia, tantomeno all’odiosa Ingrid, che ha tutte le antipatie dell’intellettuale radical chic, e al “doppio” di Edward, Oswald, che nel suo ritratto di “svantaggiato di successo” ci risulta ancora più irreale…

Resta da capire quale fosse l’intento di questa parabola nera (che nell’ultima parte diventa davvero eccessiva) che non trova una morale coerente e quindi finisce per accartocciarsi su sé stessa.

Laura Cotta Ramosino

Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema

Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema

Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube