Come ogni anno, anche per questa 83ª edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia la redazione di Sentieri del Cinema è pronta per raccontarvi il meglio e il peggio del Festival. Dopo la cerimonia d’apertura del 2 settembre, che ha visto Greta Scarano e Nicolas Maupas nei panni dei presentatori, e l’attribuzione del Leone d’Oro alla Carriera a George Clooney, siamo pronti con le prime impressioni sui film visti durante le prime due giornate!
Ink
Dopo aver acquistato il The Sun, lo “zappatore australiano” e imprenditore Rupert Murdoch assolda come suo direttore lo spregiudicato Larry Lamb, dandogli un unico, ambizioso compito: quello di far tornare alla ribalta il nome della testata, donandogli nuovo smalto, una nuova estetica e un approccio comunicativo moderno. Da quel momento in poi i giornalisti non saranno più newsman, come la vecchia e austera élite intellettuale imponeva da secoli, ma storyteller, cioè narratori – e venditori – di storie. Sarà l’inizio di una rivoluzione che cambierà per sempre le regole del giornalismo, aprendo di fatto l’epoca dei sensazionalismi, delle mistificazioni e della cancellazione di qualsivoglia confine tra ciò che è di interesse pubblico e ciò che, invece, dovrebbe rimanere di pertinenza privata.
Grande esordio di Danny Boyle nella categoria del concorso veneziano, Ink è il primo e finora miglior film visto in questa 83ª edizione della Mostra. Ritmi frenetici e una tensione che tiene gli occhi incollati allo schermo sono i pilastri sui quali si regge tutto il film, sostenuto egregiamente dalle interpretazioni di Guy Pearce (Rupert Murdoch), Jack O’Connell (Jerry Lamb) e Claire Foy (Joyce Hopkirk). C’è poi da menzionare la sceneggiatura solidissima, che senza didascalismi o eccessi ci accompagna nella drammatica era di transizione verso il cosiddetto giornalismo d’intrattenimento, quello dei tabloid moderni, del gossip sbattuto in prima pagina e delle notizie ritoccate o artefatte per risultare più attraenti a un pubblico sempre meno abituato a comprendere e vivere le complessità del mondo. Prendendo a modello la nascita dell’impero di Rupert Murdoch nel 1969, Danny Boyle ci proietta direttamente nel mondo dell’informazione post-2020, ricordandoci che anche se la mancanza di etica professionale e la manipolazione delle informazioni oggi sono la regola, il giornalismo è e deve rimanere una cosa seria.
Letizia Cilea
Wild Horse Nine
Qualche mese prima del colpo di stato cileno nel 1973 Chris e Lee, agenti della CIA, partono da Santiago alla volta dell’Isola di Pasqua, ufficialmente fuori servizio, ma entrambi con un compito segreto da portare a compimento, il tutto sotto lo sguardo vigile del loro capo MJ. Disavventure, incontri inattesi, sensi di colpa per le azioni del passato e svariati segreti di stato svelati per errore porteranno i due colleghi a comprendere il reale valore del loro ventennale rapporto.
Quattro anni dopo Gli spiriti dell’isola, Martin McDonagh torna a Venezia all’interno del concorso principale e lo fa nuovamente con un racconto ambientato su un’isola. Dall’Irlanda si passa al Cile, dal 1923 al 1973, ma il fulcro della narrazione continua ad essere la tensione emotiva alimentata dal rapporto tra i due protagonisti; e se con Chris – un grandissimo John Malkovich – ci troviamo davanti a un settantaquattrenne cattolico che prova a ritrovare la propria bussola morale dopo una vita passata a operare sotto l’ombrello della CIA, Lee – un Sam Rockwell in grande stile – è un uomo di mezz’età al quale la vita privata sta sfuggendo di mano, che decide comunque di rimanere fedele amico e talvolta custode del vecchio collega ormai al tramonto della sua carriera. Una coppia ben assortita, sempre immersa in situazioni di dialogo così ben scritte da farci passare senza alcuna forzatura da divertentissime scenette nonsense a riflessioni ironiche – e serissime – sulla violenza perpetrata dagli americani verso altri popoli e stati sovrani nel corso della storia. Questo e poco altro di più succede in Wild Horse Nine, che seleziona pochi, precisi momenti di svolta narrativa per far procedere il racconto, e quando lo fa, lo spettatore potrà forse non intuire subito dove il film vuole andare a parare, ma è e rimane certo di una cosa dall’inizio alla fine: qualsiasi cosa accada, Chris e Lee continueranno a guardarsi le spalle a vicenda.
Letizia Cilea
Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema
Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube