Per votare, negli Stati Uniti occorre registrarsi volontariamente nelle liste elettorali. E per i cittadini di colore del sud degli Stati Uniti, fino agli anni 60 questo era un problema insormontabile, a causa del boicottaggio degli addetti statali bianchi che trovavano ogni volta nuovi cavilli per impedirlo. Dato che le proteste dei leader della comunità nera presso il Presidente degli Stati Uniti non arrivavano a risultati concreti, e che nel frattempo crimini continui e impuniti venivano perpetrati ai danni degli afroamericani, il reverendo Martin Luther King decise di promuovere una grande marcia di protesta pacifica che da Selma, nell’Alabama, avrebbe dovuto arrivare fino al palazzo del governatore nella capitale Montgomery. Selma ripercorre fedelmente il braccio di ferro tra Martin Luther King con gli altri leader contro l’FBI di Hoover e l’allora presidente americano Lyndon Johnson (Tom Wilkinson), timoroso di schierarsi apertamente contro il governatore dell’Alabama, il famoso ed esecrato George Wallace (Tim Roth). Dove la politica troppo attendista di Johnson, convinto che poco alla volta tutto si sarebbe sistemato, non voleva arrivare, ci sarebbe andata la gente con le proprie gambe. King, Abernathy e gli altri leader decisero di sfidare apertamente il divieto a marciare e partirono, seguiti dagli afroamericani di Selma. Il feroce pestaggio da parte della polizia locale che ne seguì, fu ripreso dalle televisioni e visto da tutto il paese suscitando una tale ondata di scandalo e di commozione popolare da far rabbrividire i politici e cercare poi in tutti modi un accordo. ,Selma è diretto da Ava DuVernay, regista afroamericana che ha vissuto a Selma, e per questo ha deciso di portare sullo schermo questo pezzo di storia, non molto conosciuto ma determinante per la lotta contro il razzismo e la conquista dei diritti politici, prendendosi anche delle libertà (gli storici affermano che in realtà il presidente Johnson fosse molto più a fianco di Martin Luther King di quanto narri il film). Forse, presa dal desiderio più che lecito di mostrare un capitolo tanto importante quanto poco conosciuto, la DuVernay ha ecceduto in una rappresentazione molto descrittiva e dall’intento pedagogico, in cui tutto va spiegato e riportato al significato della lotta del tempo. Ne risulta comunque un film serio, a tratti anche commovente, capace di mostrare in tutta la sua integrità (e fragilità) Martin Luther King, consapevole e al tempo stesso spaventato per l’enorme responsabilità ricaduta sulle sue spalle., ,Beppe Musicco,