Bella, alta, bionda: una modella, più che una giornalista di moda che le modelle e soprattutto i vestiti deve valutare per il mensile Marie Claire. Guia Alvarez, spagnola di madre italiana, vive a Milano nel lusso e per il lusso. Ma quando dalla sede centrale le propongono un incarico importante per l’edizione principale della rivista a Parigi, le arriva una telefonata che la fa ritornare a un suo lontano passato, quando nell’infanzia passava le estati in Puglia, a Nardò, nella masseria di famiglia. Dopo la madre, è scomparsa anche l’ultima zia pugliese: e lei rimane unica erede “dotata di intendere e di volere”, essendo il cugino Pino un “ritardato” (e quindi privo di qualsiasi diritto? Mah…). Che però non vuole lasciar la casa, che invece Guia vorrebbe vendere con tutti i terreni annessi, per trasferirsi come lei vorrebbe in una casa di cura. Tanto meno vorrebbe andarsene il “massaro”, un aitante vedovo con figlio di 9 anni. Tra Guia e Renzo, dopo una notte di focosa e alcolica passione senza conoscersi, gli affari – e anche i rispettivi legami amorosi, più o meno saldi – susciteranno antipatia e ostilità. Mentre tutto il paese tifa perché la masseria non venga ceduta a sconosciuti. E l’amore, c’è da scommetterci, lavorerà per unire loro due (e tante altre persone attorno con il cuore sofferente)… Anche se Guia non ha alcuna voglia di rinunciare al mondo della moda per ritirarsi in un campagna pur meno noiosa di quanto pensasse.,Trama di una banalità e prevedibilità sconcertante, quella della nuova commedia di Paolo Genovese. Che gira troppi film e ha qualche problema a mettere in piedi spunti solidi e credibili: aveva dato il meglio di sé, per originalità, in Immaturi, o in un film su commissione come La banda dei babbi Natale anche se in realtà il suo miglior film non è un film originale ma il remake Una famiglia perfetta, ma il sequel Immaturi – Il viaggio e Tutta colpa di Freud erano ricchi di banalità; e anche come puro sceneggiatore (per esempio per Un fantastico via vai di Pieraccioni) non ha brillato. Di questa trama, con una storia d’amore telefonato come pochi, è già stato detto: c’è solo da aggiungere che il figlio di Bova è troppo maturo (e petulante) come spesso avviene in questi casi, che di morti giovanili – oltre alla moglie di Bova – ce n’è addirittura un’altra, tanto per rendere più patetici certi snodi, e che la fidanzata-meteora dell’affascinante massaro (che arriva a sorpresa giusto pochi minuti dopo che Bova avesse giurato di voler star da solo) è tra le tante cose assurde del film; compare, scompare (con un colpo di scena alla (Tra le nuvole, giusto per non far sentire in colpa il protagonista che vorrebbe scaricarla) con una velocità che rende poco comprensibile il suo inserimento nella storia. Altre inverosimiglianze: parecchi accenti baresi nella provincia di Lecce (un oltraggio, da quelle parti…), il vedovo agricoltore con l’accento romano nel profondo tacco d’Italia, la giornalista di moda che in un momento delicato per il suo lavoro – incombe la settimana della moda – fa su e giù per l’Italia e passa lunghe giornate a far la contadina (imbranata) nel suo podere… Ma il film è gravato anche da un abbondante e fastidioso uso (visivo e “dialogato”) di marchi commerciali, da spunti “poeticizzanti” fastidiosi, da frasi altisonanti, da omaggi fuori luogo che si trasformano in plagi da denuncia (Colazione da Tiffany!).,Ma il film ha anche qualche pregio, che a tratti lo salva dall’inconsistenza assoluta, grazie a un gruppo di commedianti di razza in gran forma: se al buon Maurizio Mattioli tocca in sorte una delle scene più deboli, quella di un vescovo che intrallazza con l’avvocato arrivista (si parla di finti miracoli per creare dal nulla pellegrinaggi in paradisi fiscali e coprire così investimenti illeciti della Chiesa…) in maniera più ridicola che offensiva, quando l’azione si sposta da una Milano con un’immagine anni 80 (quando era “da bere”) al profondo Sud entrano in campo un gruppo di attori pugliesi con i fiocchi: Sabrina Impacciatore, Paolo Sassanelli (divertente la scena in cui il macellaio del paese si rivela essere anche agente immobiliare), Emilio Solfrizzi, Sergio Rubini e Dino Abbrescia, a tratti strepitosi; con particolare riferimento per Rubini e Impacciatore. Ma anche Pietro Sermonti (avvocato-fidanzato spregiudicatissimo della bella Guia), Nino Frassica, Neri Marcoré, Giulia Michelini alzano il livello. Purtroppo, però, una cornice più bella del quadro può suscitare curiosità, ma non salvare un quadro modesto, costretto ad accumulare freneticamente episodi, spunti, digressioni per nascondere la pochezza dell’intreccio di fondo.,Antonio Autieri