Secret Team 355 utilizza uno degli stratagemmi più noti nel mondo del cinema: un MacGuffin, ossia uno spunto che sembra essere centrale, salvo poi portare la storia su tutt’altri binari. In questo caso si tratta di un disco esterno che contiene un processore e un programma software con una capacità quasi illimitata per hackerare e penetrare qualsiasi rete, dagli aerei civili ai satelliti per le comunicazioni, il possesso del quale scatena una corsa cruenta tra agenzie di intelligence apparentemente alleate.

Senza più un nemico evidente e incombente (il film è stato girato ovviamente prima del 24 febbraio 2022), gli apparati di intelligence istituiti dai paesi nel XX secolo si limitano a combattere l’un l’altro per l’orgoglio di abbattere qualsiasi nuova minaccia si presenti. Ma mentre altri film hanno utilizzato tale premessa come punto di partenza per commentare un complesso militar-industriale che continua in perpetuo, il film di Simon Kinberg lo tiene come sfondo di una celebrazione dell’empowerment e del lavoro di squadra tra le donne agenti professioniste.

Quando la notizia dell’arma top-secret raggiunge la CIA, l’agenzia invia l’agente Mason “Mace” Browne (Jessica Chastain) a recuperare l’hard disk. Dal momento in cui compare, si capisce che Mace è il “personaggio femminile forte”: parla con tono imperativo e a monosillabi, che hanno lo scopo di farla sembrare alla pari in un mondo tradizionalmente dominato dagli uomini. Nei rari momenti di vulnerabilità tuttavia, la solitudine di Mace ha lo scopo di suscitare quel tipo di simpatia che indurrà gli spettatori a trascurare il suo status di agente operativo di un potere ottuso e responsabile del caos che sta comunque scatenando in tutto il mondo e compatire la sua ingenuità affettiva nei confronti di uomini infidi e prevaricatori.

Come è consuetudine nel thriller di spionaggio, le linee già traballanti tra buoni e cattivi si dissolvono completamente, mentre vari personaggi compaiono e si incrociano, e presto Mace decide di allearsi con altre spie (in servizio o ex) che stanno anch’esse cercando l’hard disk per diverse agenzie nazionali. Queste includono una specialista di computer dell’MI6 britannico (Lupita Nyong’o), un’agente tedesco inizialmente ostile (Diane Kruger) e una terapista (Penélope Cruz) del controspionaggio colombiano. Insieme, scoprono una sconcertante serie di cattivi (statali e privati) ​​che stanno mettendo a rischio il mondo esclusivamente per guadagno personale.

Il cinismo del cinema di spionaggio è un elemento centrale del genere, ma Secret Team 355 (il significato del nome viene rivelato, tranquilli) si ferma regolarmente per celebrare la crescente vicinanza del gruppo di donne agenti, in modi realmente inconciliabili con il suo arco narrativo, che diventa sempre più oscuro. Il film impiega una quantità spropositata di tempo in infiniti tradimenti e collaborazioni che si formano e interrompono bruscamente, dimenticando spesso una trama che potrebbe approfondire la storia.

L’azione, apparentemente la vera attrazione di un blockbuster di questo tipo, è ridotta a brevi raffiche di colpi di arma da fuoco incomprensibilmente assemblati, e combattimenti ravvicinati di lotta. Anche una delle prime scene, con Mace all’interno di una palestra della CIA, è montato in modo tale che una semplice mossa di judo si trasforma in una raffica di arti che si agitano ridicolmente nell’aria. Questa e altre scene simili indicano il desiderio dei realizzatori di creare un gioco di spionaggio energico e incisivo, ma le loro scene d’azione confuse e insignificanti sono ben lontane dai brividi che sognano di emulare.

Beppe Musicco