In una città di provincia della Pennsylvania, durate la notte di Halloween del 1968 tre liceali in fuga da un teppista, loro compagno di classe, decidono di rifugiarsi all’interno dell’ormai cadente Villa Bellows. La famiglia Bellows aveva abbandonato la città anni prima, dopo che la figlia, Sarah Bellows – instabile mentalmente e accusata di essere una strega – si era impiccata. La scoperta di un nascondiglio segreto all’interno della casa libererà antiche presenze contro le quali i tre ragazzi dovranno lottare per garantirsi la sopravvivenza…

Per il suo nuovo Scary stories to tell in the dark il norvegeseAndré Øvredal (già regista dell’horror Autopsy), s’ispira ai libri per ragazzi scritti da Alvin Schwartz, ma affida il soggetto (e la co-produzione) a Guillermo del Toro. Dal suo immaginario fantastico proviene infanti l’identità più profonda di questo film, che prova ad intrecciare malinconia e terrore calandoli tanto nella storia dei protagonisti quanto in quella della Storia vera. In questo caso ci troviamo nell’America del 1968, con un Nixon in corsa alla Casa Bianca, l’orrore della guerra in Vietnam che imperversa e La notte dei morti viventi di George A. Romero in seconda visione nei drive-in. L’horror dell’America affamata di conquista genera paura sin nelle sue più remote province. L’atmosfera e le suggestioni ci sono, il gruppo di tre ragazzini perdenti contro i bulli del quartiere non possono non far pensare a Stranger Things, eppure raramente queste forme di contorno riescono a prendere vita nella narrazione e a coinvolgerci davvero.

Probabilmente la scarsa originalità della trama non aiuta: con un fantasma che infesta una casa per vendicarsi dei suoi aguzzini sono saltate sulla sedia intere generazioni di ragazzi. Una volta capito il meccanismo che fa progredire la storia, tutto si riduce infatti all’attesa di un altro mostro generato dalla furia del fantasma vendicativo, che rincorrerà i poveri ragazzini incarnando le loro peggiori paure e facendoli infine scomparire dalla faccia della terra. Più originale è invece l’estetica dei mostri, che per quanto non sia mai veramente spaventosa (e mai davvero lo è il film) gode di una componente fantastica e grottesca ben riuscita, anch’essa parte del retaggio di del Toro. Una qualche sfumatura di profondità si può forse trovare nell’identificazione tra l’emarginata e brillante Stella (la brava Zoe Margaret Colletti) e la vittima Sarah Bellows, trasformata in carnefice dalla cattiveria della Storia, ma tutto rimane troppo in superficie per farci definire veramente riusciti anche uno solo di questi aspetti. Così il film di Ovredal rimane vittima delle sue stesse ambizioni, rendendosi probabilmente adatto ad un pubblico di giovani fan del genere, troppo immaturo per poter catturare fino in fondo un adulto alla ricerca di una storia solida e di qualche brivido in più.

Maria Letizia Cilea