Nel suo ottavo ritorno al cinema Yann Samuell, regista francese principalmente conosciuto per il suo lungometraggio d’esordio del 2003 Jeux d’enfants (in Italia col titolo Amami se hai coraggio), mescola elementi del road-movie, della commedia e del dramma adolescenziale di formazione nel seguire Adam (al debutto in un ruolo da protagonista il ventenne Julien Le Berre) e Fred (Alexandra Lamy) lungo il Cammino di Santiago.
La storia, ispirata dalle testimonianze del libro Marche et invente ta vie di Bernard Ollivier, è molto semplice: Fred è una donna di mezza età che non riesce a connettersi con sua figlia, suo marito la sta lasciando ed è appena stata espulsa dalla scuola dove insegna per aver dato uno schiaffo a una sua alunna; Adam è un ragazzo di diciassette anni che è stato in affido, non ha mai conosciuto il padre mentre la madre lo ha sostanzialmente abbandonato rifacendosi una nuova vita. L’unica occasione che ha di vederla è quando viene convocata in tribunale a causa sua, per cui il ragazzo di proposito compie gesti che lo portano all’arresto. In seguito ad un ultimatum della giudice, i protagonisti intraprendono il Cammino di Santiago tramite Seuil, l’associazione francese che si occupa di dare una seconda possibilità educativa ai minori che rischiano il carcere. Fred prova a svolgere – nonostante le perplessità di un responsabile, dato il suo episodio scolastico – il ruolo dell’educatrice e Adam quello dell’educando, ma chiaramente entrambi si portano dietro fragilità che dovranno imparare ad affrontare.
Santiago – Un cammino per ricominciare non splende per originalità ma è tecnicamente solido: la fotografia mostra gli splendidi paesaggi propri del Cammino; il ritmo è buono anche grazie alla struttura in tappe e all’alternanza tra momenti di tensione e di rilascio che dà il tempo di ridere e di commuoversi; la colonna sonora (esordio nel mondo del cinema per il rapper emergente francese romeo lowercase, che ama firmarsi in minuscolo) è piacevole e funzionale, non risalta mai, né in positivo né in negativo. È inaspettato l’inserimento di canzoni rap diegetiche scritte apposta da lowercase e interpretate nel film da Le Berre. È evidente l’esperienza e la solidità di un regista che fa il suo lavoro da ormai più di vent’anni.
Certo non vengono meno alcune imprecisioni: qualche ingenuità nella sceneggiatura (stesa dal regista) e nella costruzione dei personaggi, qualche movimento di camera incerto nelle riprese effettuate con i droni e altri piccoli dettagli coglibili da chi ha avuto la fortuna di poter fare il Cammino. Questo però non pregiudica la visione che da un punto di vista più emotivo scorre senza intoppi.
La domanda alla base del film è “come ripartire?”. Per rispondervi molte tematiche si intrecciano tra cui l’educazione, la maternità, la figliolanza e, in un modo sul quale sarebbe interessante dibattere, la fede. Si tratta del racconto sempre sentito eppure sempre necessario di speranza, di fiducia e di riscoperta dell’altro e di sé, di confronto con i propri limiti e le proprie fragilità, della fatica necessaria al cammino per crescere.
Per quanto Santiago – Un cammino per ricominciare sia incentrato sul rapporto tra Fred e Adam, ciò che dà effettivamente la possibilità ad entrambi di continuare a camminare (sia metaforicamente che letteralmente) senza rimanere in balia delle frequenti incomprensioni e litigi è il continuo susseguirsi di incontri: è sempre un “terzo” – un burbero contadino, una ragazza disabile, un monaco, … – ad incunearsi tra i due e rigenerare il loro cammino dando vita alle sequenze più belle.
Tra tutte, la sequenza del monastero è quella più forte e rappresentativa del film: l’incontro tra laico e religioso si incarna nel freestyle di Adam ave maria e Fred appare finalmente umana nel suo essere mamma (è cringe nel fare un video ad Adam come – e lo dico con tenerezza – solo le mamme sanno esserlo) e, tramite quella che a tutti gli effetti è una strizzata d’occhio a I miserabili, appare chiaramente per la prima volta “indietro” nel cammino rispetto al ragazzo.
Santiago – un cammino per ricominciare è un buon film che difficilmente dispiace, non è sicuramente il miglior film in cui un adolescente problematico e un adulto che deve riscattarsi sono costretti a passare del tempo insieme (The Holdovers rimane avanti anni luce), ma non manca di svolgere il suo compito basilare quanto essenziale: raccontare una bella storia e dare speranza.
Tommaso Angelon
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