Commedia concitata, colorata e caotica, terzo atto della trilogia iniziata nel 2002 con L'appartamento spagnolo a cui Rompicapo a New York assomiglia parecchio per i tanti personaggi in gioco, per i molteplici accadimenti, lo stile ammiccante e soprattutto per l'alternanza del grottesco, la commedia brillante e il dramma. Romain Duris è ancora una volta, proprio dopo L'appartamento spagnolo, uno scrittore. E al suo editore/agente racconta, passo per passo, quella che è una vera e propria autobiografia. La storia di un uomo che, dopo dieci anni di matrimonio e due figli, si trova piantato dalla moglie (la bella Kelly Reilly), catapultato a New York, ospite del suo migliore amico donna, l'omossessuale Isabelle che vive con un'altra donna e sogna di avere un figlio. E ancora: matrimoni combinati per avere la cittadinanza americana, una girandola di equivoci con protagonista la vecchia fiamma Martine (Audrey Tautou) accanto al tentativo, disperato, di non perdere per sempre i propri figli. ,Toni surreali e giocosi si accompagnano a un certo disincanto: Xavier Rousseau, il protagonista il cui nome è tutto un programma, non si fa più grandi progetti per la vita. L'amore è finito, i figli che diventano grandi e ti interrogano con lo sguardo sembrano sempre più lontani. La vita è un caos: inutile cercare il bandolo della matassa, darsi degli obiettivi. Siamo tutti figli di nessuno e gli imprevisti quotidiani squadernano i nostri progetti. ,Per confezionare la sua commedia drammatica, Cédric Klapisch attinge a uno stile un po' risaputo: montaggio frenetico, ambientazioni insolite (come il quartiere in cui abita il protagonista), colori accesissimi, personaggi e storie che si accavallano tra di loro. Benché appariscente, anche per l'uso furbo di una colonna sonora particolarmente ammiccante, lo stile di Rompicapo a New York non dice nulla di nuovo ma almeno è funzionale all'idea di fondo della storia. Il disordine della vita corrisponde perfettamente a un susseguirsi concitato e disordinato di azioni, accadimenti e imprevisti. Il protagonista Romain Duris, attore capace e versatile, è il personaggio più centrato a cui a va tutta la simpatia dello spettatore. Un po' come l'Antoine Doinel di Truffaut, affronta con un candore smarrito tutte le varie vicissitudini in cui viene coinvolto e spesso si caccia in guai evitabili da cui esce puntualmente con le ossa rotte. Soprattutto, è una figura fragilissima e precaria che rimane spesso soggiogata dal fascino di donne che lo mettono in difficoltà prendendo iniziativa e decisioni per conto suo. Ci colpisce proprio per questa fragilità, per questo smarrimento supremo che lo costringe a vivere alla giornata. Perché – è vero – Xavier è “vittima” delle donne che lo circondano, anche di quelle che gli vogliono bene ma finiscono per metterlo nei casini, tipo Isabelle. Ma al tempo stesso Xavier cerca una via da percorrere, una strada di senso: come dice lui, cerca la felicità. Lo fa, in un modo surreale, discutendo fianco a fianco con filosofi del calibro di Schopenhauer e Hegel (che però non è che gli diano questi grandi consigli) o reclamando la compagnia di un padre assente per tanto tempo e che a un certo punto si fa vivo. Insomma, cercando con coraggio, se non uno scoglio sicuro in una tempesta di vita fatta di padri divorziati, figli perduti e amori malandati, almeno una risposta adeguata alla persistente domanda del figlio adolescente: “Perché, se mi vuoi bene, te ne vai?”.,Simone Fortunato