Lo schema, neanche tanto velato, è lo stesso di Mamma Mia! (e il contrario di tanti musical). Si prende un mazzo di canzoni più o meno note e ci si costruisce sopra una storia, cercando di piegare i testi alle esigenze della trama. Poi si spera che gli attori e i balletti facciano il resto. Con Mamma Mia!, grazie alla sorprendente maestria di Meryl Streep nel cantare e muoversi, unita alla validità del cast e alla notorietà delle canzoni degli Abba, l’operazione è stata un successone. Non altrettanto si può dire di Rock of Ages, che unisce il cliché della ragazza che arriva dalla campagna nella grande città alla ricerca della fama, alle musiche del periodo glam-rock. Il regista Adam Shankman, cui il colpo era già riuscito con Hairspray, qui deve vedersela con materiale molto più ostico: nonostante Tom Cruise, Alec Baldwin, Paul Giamatti, Catherine Zeta-Jones e la cantante Mary J. Blige come punti di forza, la coppia dei giovani speranzosi protagonisti (Diego Boneta e Julienne Hough) è carina ma non va molto più in là, e il revival degli anni ’80, boyband incluse è abbastanza stucchevole. La Hough interpreta Sherrie, una ragazza che dai pascoli dell’Oklahoma arriva a Los Angeles per cercare di sfondare come cantante, ma naturalmente deve accontentarsi di un posto come cameriera. Nel “Bourbon Room”, il locale gestito da Dennis Dupree (Alec Baldwin), incontra Drew, che serve al bancone del bar in attesa di mostrare il suo talento da chitarrista rock. Gli affari di Dupree vanno male e l’unica speranza è in un concerto che la rockstar Stacee Jaxx ha promesso, memore dei suoi esordi proprio al Bourbon. Intorno all’evento si sviluppano gli affari di cuore dei giovani protagonisti e la fiera opposizione della moglie di un politico (la Zeta-Jones) impegnata a contrastare l’immoralità del locale, salvo scoprirsi poi che era una delle fan della prima ora di Stacee Jaxx. Nessuno vuole mettere in dubbio la versatilità di Tom Cruise, un attore che sa essere impressionante anche quando non recita in film d’azione, ma al suo Stacey Jaxx, che gira a torso nudo perennemente ubriaco o brandisce l’asta del microfono sul palco (memore del simile ruolo in Magnolia) sembra non crederci nemmeno lui. Fatta salva la ricostruzione del locale e un’indubbia abilità nelle riprese, restano pochi e banali dialoghi e una totale prevedibilità della storia. Anche le canzoni, per quanto abbastanza note, non sono certo l’apoteosi del rock (e poi in Italia, passi per Van Halen, ma chi si ricorda di band come Extreme, REO Speedwagon o Twisted Sisters?). Così i 123 lunghissimi minuti del film si trascinano abbastanza stancamente e con una sensazione di sconfortante dejà-vu. Si salva qualche siparietto reso divertente dal mestiere di Alec Baldwin o di Paul Giamatti. E il rock melodico degli anni ‘80, grazie, ma possiamo lasciarlo nell’oblio.,Beppe Musicco