Fiaba semplice e colorata, tecnicamente di buon livello e caratterizzato da un discreto 3D che amplifica lo spazio e i movimenti degli animali. È il quinto film del regista brasiliano Carlos Saldanha, coregista assieme a Chris Wedge de L'era glaciale e poi regista e sceneggiatore dell'episodio n°2 e n°3. E ovviamente, regista e autore del primo, discreto Rio, uscito nel 2011. Questo sequel ricalca tante qualità de L'era glaciale: narrazione semplice e snodi prevedibili, caratterizzazioni a una dimensione (il goffo Blu, la vivace Jewel, il fascinoso Roberto, il teatrale Miguel) e l'idea che l'unione fa la forza. Di più: una famiglia – quella messa su dai due pappagallini protagonisti ma anche quella allargata costituita dagli umani, linda e il buffo marito da un parte e quella dei Macao blu dell'Amazzonia dall'altro – che diventa una risorsa per affrontare le varie vicissitudini della vita. Un tema tanto semplice quanto positivo che aveva già innervato i capitoli migliori de L'era glaciale (il primo, nel quale il terzetto protagonista doveva cavarsela con un cucciolo di umano e il terzo nel quale addirittura si aveva a che fare con i piccolo di un T Rex femmina) e che qui trova altre sponde nel rapporto tra Jewel e Blu e soprattutto nel tentativo di quest'ultimo di riconquistare la fiducia del suocero, perduta per una serie di disastrosi accadimenti. Non male nel complesso, nonostante qualche elemento da rivedere: manca la comicità esplosiva di uno Scrat, per esempio, anche se il formichiere muto che si accompagna al melodrammatico Miguel è uno spasso e divertirà i più piccoli. Così come si avverte qua e là la tentazione della 'giocata ad effetto' come i diversi riferimenti al prossimo campionato del mondo di calcio in Brasile, non sempre pertinenti e inseriti a discapito di un lavoro sui personaggi minori – i 3 figlioletti di Rio e Jewel, poco incisivi o gli stessi uomini cattivi che vogliono demolire l'intera foresta – decisamente minimale.,Simone Fortunato