Il mondo e l’umanità sono minacciati da orde di fanatici religiosi che in nome del loro Dio commettono i crimini e le sciocchezze peggiori: si fanno saltare in aria nelle metropolitane, impongono visioni medioevali dell’evoluzione umana, sganciano ordigni nucleari e, soprattutto, dato che credono nell’Apocalisse finale, si rifiutano di occuparsi di ecologia e di riciclare la spazzatura., Accolto con la fanfara dovuta alle operazioni “rivoluzionarie” dalla stampa italiana che con una sconcertante unanimità lamenta di sentirsi oppressa dalle censure dell’occhiuta dittatura cattolica, Religioulus è un’indagine semiseria (ma seriamente pregiudiziale) sulle tre grandi religioni monoteiste (il manifesto mostra tre scimmiette addobbate con elementi significativi della religione cristiana, ebraica e musulmana, nell’atteggiamento del proverbiale “non sento, non vedo, non parlo”) e su altre espressioni dello spirito religioso contemporaneo. ,Il punto di partenza di Maher (figlio di un cattolico e di una ebrea, che ha lasciato la pratica religiosa in giovane età) è radicale: dato per certo l’assunto che qualsiasi forma di reliogiosità sia un disordine neurologico, intrinsecamente irrazionale e essenzialmente dannosa per il progresso dell’umanità, quello che va a cercare sono in buona sostanza dimostrazioni degli aspetti più folkloristici, contraddittori e patologici dello spirito religioso. ,Lo stile retorico di Maher assomiglia a quello di Michael Moore, con cui condivide la tendenza allo sberleffo – più o meno nascosto – dell’interlocutore, la tecnica di accostare elementi lontanissimi e non correlati per produrre in ogni caso l’impressione di un non senso, l’uso scorretto di analogie superficiali, la veemenza polemica che trasforma l’indagine in una filippica, questa sì degna di un pulpito, che nel suo caso culmina nell’invocazione a tutti gli atei razionalisti e di buona volontà a unirsi per salvare il mondo.,Da un lato masse pericolose di fanatici religiosi, violenti, irrazionali e omofobi, dall’altra una minoranza di impavidi seguaci della ragione pronti a battersi per la verità e il bene di tutta l’umanità. Se non è cattiva retorica religiosa questa…,Maher con un approccio positivista di stampo ottocentesco (le affermazioni degli scienziati sono le uniche ad essere proposte come dogmi senza bisogno di dimostrazione, quando la loro caratteristica precipua dovrebbe essere proprio quella di essere ipotesi falsificabili) ma apparentemente senza alcun sentore di ciò che sia la critica storica, sociologica, filologica, la ricerca sulle fonti (nonché gli ultimi sviluppi della ricerca papirologica sui vangeli, solo per fare un esempio). Manca del tutto al documentario di Maher un minimo tentativo di approfondimento della specificità del suo oggetto che vada oltre una veloce consultazione di Wikipedia, nonché il confronto con voci più autorevoli oltre i termini del semplice botta e risposta. Di fronte a questa polemica maldestra, che assomiglia più alle contestazioni brillanti ma incoerenti di un bambino di tre anni che non vuole mangiare la minestra, sembra quasi sproporzionato contrapporre gli sforzi pedagogici e pastorali con cui Benedetto XVI negli ultimi anni ha richiamato il rapporto tra ragione e fede. Tutte cose che non entrano minimamente nel mirino ristrettissimo di Maher. In questa prospettiva le elucubrazioni di un rappresentante della “chiesa della marijuana”, le affermazioni estemporanee di una fedele “born again christian”, la fatwa di un mullah musulmano, le meditazioni dello scienziato a capo del Progetto Genoma, le citazioni fuori contesto dei libri fondamentali delle tre grandi religioni monoteiste, assumono tutte lo stesso insulso sapore. Dimostrandosi anche cattivo storico oltre che pessimo filosofo, Maher sembra dimenticare i milioni di morti da mettere in conto alle ideologie politiche totalitarie del Novecento (naziste e comuniste) che con la religione nulla avevano a che fare.,Per fortuna (o sfortuna) di Maher, il mondo religioso, almeno in Italia, anziché lasciare anatemi, in generale ha accolto gentilmente il documentario come una positiva provocazione. Con probabile scorno dell’interessato che avrebbe preferito andare incontro a qualche fatwa, un rogo o per lo meno una piccola denuncia, giusto per dimostrare la verità delle sue affermazioni.,Laura Cotta Ramosino