La Pixar è una casa di produzione che nel 1995 ha esordito con Toy Story, ed è stato un inizio glorioso. Ratatouille sembra essere arrivato apposta per dimostrare che dodici anni dopo, la crisi di creatività è ancora ben lontana. Il fondatore e regista John Lasseter e il regista di questo film, Brad Bird, ci hanno mostrato film di assoluta genialità, che con tecnica innovativa sono stati capaci di avvicinare anche gli adulti a un genere considerato tuttalpiù una buona babysitter per bambini. Titoli che tuttavia sono capaci di trasmettere a tutti alcune semplici e sostanziali verità: essere sé stessi (Gli Incredibili, Alla ricerca di Nemo), non tradire gli amici (Monsters & Co., Toy Story), capire che la vittoria non è tutto (Cars). Ratatouille (e ci vuole coraggio a scegliere un titolo così poco accattivante) è un grande film sulla bellezza, sul gusto della vita, sull’imprevisto della vita e sulla famiglia. Con una metafora degna delle favole di Esopo, ci parla di arte, creatività, gioia per il cibo, trasmissione del sapere e anche del cuore duro di molti critici (culinari o cinematografici, non fa differenza). Ma per farlo, sceglie come maestro un topo (e neanche un topolino di campagna, ma un ratto urbano di media taglia) e come allievo uno sguattero imbranato di un ristorante parigino diventato demodé dopo la morte dello chef che l’aveva fondato. Perché il topo non ci sta a fare il topo come tutti gli altri: inspiegabilmente lui ha un dono, un talento, ha gusto e capacità. Nessuno però può credergli: il massimo che può ottenere un topo è di essere scacciato, se non lo ammazzano subito. Ma nel momento in cui il ragazzo capisce con chi ha a che fare e accetta di farsi aiutare, il film diventa una vera e propria gioia per i sensi (e rientra nella categoria dei film sul cibo, come Il pranzo di Babette o Big Night), e senza farsi mancare scene avventurose e di esilarante comicità. E una parte finale in cui prende spazio la figura di un critico accigliato, Anton Ego, che con le sue parole e il suo giudizio – sorprendente ed emozionante – sul talento segna un vertice del cinema recente, e la cosa più bella mai sentita anche sulla nostra professione.

Beppe Musicco