Gran bel thriller-horror, il migliore dai tempi di Drag Me To Hell di Sam Raimi del 2009. Diretto da Drew Goddard, sceneggiatore di Lost, Alias e Buffy, è in realtà un progetto ideato, scritto e prodotto da Joss Whedon, il creatore di Buffy nonché l'autore di The Avengers. La mano del talentuoso regista e sceneggiatore statunitense si vede tutta: nell'ipercitazionismo che mette insieme tutto il meglio dell'horror degli ultimi trent'anni, dal Raimi de La Casa omaggiato un po' ovunque ai thriller argentiani fino alle tematiche care – pulsioni voyeuristiche in primis – ad Alfred Hitchcock e Brian De Palma, saccheggiati a piene mani. Ma non sono solo le citazioni a divertire, è tutto l'impianto narrativo a funzionare e ad avvincere. Difficile raccontare senza cadere nello spoiler una vicenda piena di colpi di scena e svolte impreviste: si sappia soltanto che il film parte sul terreno abusatissimo dell'horror degli ultimi trent'anni, fatto di case, boschi e personaggi ambigui. Cinque giovanotti molto ben caratterizzati e non casualmente, come poi lo spettatore si accorgerà (la ragazza ingenua, quella disinibita, l'atleta, il buffone e l'intellettuale) partono per una vacanza in una baita in mezzo ai boschi. Dopo strani eventi, troveranno una botola e la frittata sarà fatta. Tutto come da copione? No, perché in realtà la baita nasconde ben altri segreti molto più inquietanti degli immancabili mostri che verranno evocati. Pieno di trovate visive e narrative, evidentemente debitore del filone misterico del thriller inaugurato dalla serie televisiva Lost, il film gioca con lo spettatore disseminando falsi indizi sin dai (sorprendenti) titoli di testa. Whedon e Goddard giocano a carte coperte, riescono a tenere in sospeso le convinzioni dello spettatore per più di un'ora e creano un'atmosfera unica di spaesamento e inquietudine ricorrendo ai vecchi arnesi del cinema del terrore, suspense e sorpresa. Non solo: in un congegno perfetto di scatole cinesi dominato dagli istinti voyeuristici di spettatori e personaggi in campo, riescono anche con ironia a riflettere sui meccanismi dell'horror e sui suoi effetti sullo spettatore in sala un po' alla maniera di Scream di Craven, ma in modo molto più elegante e arguto. ,Un gran film, a suo modo divertente e sostenuto da un ritmo concitato e da un'ottima regia, che non mostra le difficoltà produttive che ha incontrato: girato nel 2009 per problemi di post produzione legati anche all'opportunità di riconvertirlo in 3D (cosa che poi fortunatamente non avvenne), uscirà solo nel 2012 dopo continui rinvii. Ma il film merita. E sorprenderà per l'originalità della vicenda e la forza della narrazione sia lo spettatore profano di horror – che si accorgerà quanto l'horror, se ben usato, sia un genere assai riflessivo e “filosofico” – sia quello più navigato ma da troppo tempo abituato a film del genere scadenti e poco riusciti. Più che altro è la conferma del valore di Joss Whedon, una lunga carriera di sceneggiatore per la tv ma anche per il cinema (è uno dei cosceneggiatori di Toy Story), genio multiforme, appassionato di fumetti, di cinema alto e basso, tv e horror. Un autore a tutto tondo da tenere d'occhio negli anni a venire.,Simone Fortunato