Il dodicenne Sandro vive a Brescia con i suoi genitori una vita normale, felice. Poi, durante un gita in barca con il padre cade in acqua. Lo salveranno alcuni extracomunitari, in fuga dai propri paesi e dalla miseria su uno di quei barconi stracarichi e pericolosi, in viaggi organizzati da persone senza scrupoli. E una volta sbarcati (in Puglia) la vita di Sandro, che ha ormai legato con Radu e Alina, due fratelli rumeni, non sarà più la stessa: coinvolge i genitori nel tentativo di aiutarli, ne vince la diffidenza, immagina una nuova vita con due fratelli adottivi…. Ma la realtà è più dura…

Il film di Marco Tullio Giordana (I cento passi, La meglio gioventù), inizia come un riuscito affresco di vita familiare (finalmente nel cinema italiano una famiglia bella e “normale”…), per poi caricarsi di angoscia e affrontare prima il tema della possibile perdita (quando i genitori credono il figlio morto), poi quello del confronto con la realtà mai davvero conosciuta dell’immigrato (anche se l’azienda di famiglia dà lavoro a tanti “stranieri”). Nel farlo non usa toni ideologici, di progressismo di maniera: il padre di famiglia è un imprenditore benestante, ma non è becero; dà da lavorare agli immigrati ma quando si tratta di aiutarne davvero due senza conoscerli, nonostante abbiano salvato la vita al figlio, vive una naturale diffidenza. Così, Giordana – che si è ispirato al libro-inchiesta omonimo sul tema di Maria Pace Ottieri, ma anche a Capitani coraggiosi di Kipling – non censura il lato oscuro di tante vite che arrivano da lontano nell’idolatrato e ricco Occidente spesso cariche di violenza. Perché la vita è piena di contraddizioni, in tutti i sensi: e una possibile amicizia (sincera, a suo modo, dei due piccoli rumeni) nasconde bugie e segreti inconfessabili. Per ricchezza di dettagli, di sentimenti, di toni Quando sei nato non puoi più nasconderti ricorda certi film di Gianni Amelio, come Il ladro di bambini e Lamerica. E il finale “aperto” denota sensibilità e apertura alla speranza: il riscatto dall’abbrutimento è possibile, insieme ad un altro.

Se non ha il respiro epico di I cento passi e di La meglio gioventù (ma alcune scene procurano un’angoscia indicibile: il bambino perso in mezzo al mare, i genitori che rivedono le immagini del figlio riprese con la videocamera pensandolo morto), Quando sei nato non puoi più nasconderti per certi versi convince addirittura di più. Perché sembra avere ancora più a che fare con la vita che con le idee su essa. Una parola sul cast: eccellenti protagonisti e comprimari, con una citazione d’obbligo per i tre giovanissimi (Gadola e i due “rumeni”) e per i “genitori” Alessio Boni e Michela Cescon.

Antonio Autieri