Sono i mammiferi più grandi e antichi al mondo. E dato che frequentano posti che noi umani non possiamo neanche immaginare, le balene meritano sicuramente il massimo rispetto. E sicuramente possiamo anche esecrare le baleniere giapponesi che danno loro la caccia, in sprezzo a tutte le regole che i paesi civili si sono dati in merito alla protezione dei cetacei. Con questo speriamo che si capisca che chi scrive non ha niente contro le balene e anzi, tra l’odioso Capitano Achab e Moby Dick ha sempre tifato per il giustamente inferocito capodoglio. Ciò detto, Qualcosa di straordinario è un film melenso e zuccheroso, che ai meno inclini al sentimentalismo farà venir voglia di uscire di casa e comprarsi un arpione. La vicenda (vera, per carità), accaduta nel 1988 in Alaska, di tre balene intrappolate dai ghiacci autunnali che non riuscivano a raggiungere il mare aperto è stata un evento mediatico che ha giovato a tutti: dai petrolieri che hanno potuto dare una ripulita politically correct alla propria immagine, agli attivisti di Greenpeace che hanno visto arrivare milioni in donazioni, all’amministrazione Reagan, finanche ai cattivi sovietici, che in era di glasnost sono riusciti a passare per salvatori della patria, dando la spallata finale con un rompighiaccio e liberando le balene. Quel che proprio si fa fatica a mandar giù sono le smorfie di Drew Barrymore che si mette a piangere di fronte alle bestie, le andature da Pippo di John Krasinski, il ricatto psicologico che prende anche gli eschimesi, per i quali uccidere le balene per mangiarsele (visto che è un po’ difficile fare i vegetariani sul pack) è pura sussistenza, e ciò nonostante si convertono anch’essi a una fatica immane per portare a buon fine l’opera di salvataggio. Forse per capire meglio il rapporto tra l’uomo e le creature del mare basterebbe riguardarsi Capitani coraggiosi (Victor Fleming, 1937) o rileggersi Moby Dick. Speriamo solo che tutto questo profluvio di buona volontà si possa applicare un giorno anche agli esemplari variamente imprigionati del genere umano.,Beppe Musicco