Che Cristina Comencini stesse perdendo un po’ del tocco brillante che ne fecero una regista interessante a cavallo tra gli anni 90 e l’ultimo decennio del secolo scorso lo sospettavamo da un pezzo. Che il passaggio al dramma si fosse fermato a La bestia nel cuore (nominato all’Oscar) è agli atti, dopo l’insuccesso di Quando la notte. Ma che una regista comunque abile e di mestiere, pur se in evidente calo, sfornasse un film così banale e a tratti imbarazzante non era facile prevederlo. La storia delle due amiche coetanee – erano compagne di classe a scuola – che affrontano in modo diverso gli anni che passano (si avvicinano ai 40) è gestita fin dalle prime battute in modo schematico e irritante. Entrambe hanno vissuto la fine di un matrimonio, tradimenti e delusioni amorose. Ma una, Lucia, tiene a distanza gli uomini ed è rigida fino a farsi definire “spadona” dall’amica. Ovvero Maria, che nonostante sia madre single con due bambini piccoli, al contrario è fin troppo generosa verso le continue, nuove amicizie maschili: «Se un uomo mi piace, ci vado a letto senza complicazioni sentimentali»… E senza nemmeno chiedergli il nome («non riesco a fargli tutte queste domande…» protesta lei), come fa con l’ultima conquista notturna in discoteca. La mattina dopo confida all’amica che l’uomo sembra una persona diversa, matura, «deve essere un medico». Effetti dell’alcol che le ha annebbiato la memoria: lo sconosciuto rimorchiato è Luca, un ragazzo di 19 anni… Che per una serie di improbabili equivoci, crederà di avere avuto una notte di passione con l’altra, Lucia: la donna di ghiaccio che prima sta al gioco per tenere lontano il giovane dall’amica sventata. Poi, si lascia sedurre davvero e finisce in un’inaspettata storia di sesso di cui si vergogna ma di cui non riesce più a fare a meno. All’insaputa di Maria, che inizia un’amicizia platonica con il ragazzo e per un po’ riesce a non saltargli addosso. Poi, però, cederà: si forma così un triangolo destinato a minare la consolidata amicizia tra le due donne…

È un vero peccato che due brave attrici come Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti siano costrette in personaggi così deboli e stereotipati. La Cortellesi replica inizialmente la parte della donna solida anche se sempre un po’ fragile, rimanendo poi a disagio nel passaggio a una storia più pruriginosa. La Ramazzotti invece deve recitare la parte dell’oca come non faceva da tempo, ma con battute terribili che non fanno ridere mai. E dopo la sua crescita da interprete degli ultimi anni, è davvero un passo indietro. Sorvoliamo sul giovane Eduardo Valdarnini, che non sembra avere lo spessore per far credere di riuscire a sedurre due donne più grandi in un colpo solo, per quanto problematiche. La sua presunta sensibilità, che lo fa diventare per un po’ abile conversatore e ascoltatore con Maria, rimane in sceneggiatura e non sembra davvero plausibile. Sulla scena, poi, che vorrebbe essere fondamentale in cui le mette con le spalle al muro e si esibisce in salti, colpi d’arti marziali e urla («rompete i cogl…. con i vostri c…. di problemi», e scusate i punti di sospensione), meglio stendere un velo.

In definitiva Qualcosa di nuovo, tratto dalla piéce teatrale La scena della stessa Comencini, è una commedia debole e mal gestita, che ogni tanto punta sul melodrammatico (i mariti pessimi e fedifraghi), presenta personaggi di contorno quasi sempre ancora più sfocati, soprattutto dimentica di farci vedere anche solo per un attimo i due bambini di una delle due protagoniste e spreca pure la sorprendente energia di Paola Cortellesi come cantante da jazz club. Forse gli unici momenti da salvare del film, anche se risultano quasi uno spreco: avrebbero avuto miglior sorte in un film più facile da ricordare.

Antonio Autieri