Mentre continuano a stupire le immagini della superficie marziana inviate da Perseverance, rover della missione Nasa “Mars 2020”, il pianeta rosso si fa strada anche al cinema: Proxima, della regista francese Alice Winocour, racconta un futuro non troppo remoto in cui un gruppo di astronauti si prepara a partire per una missione su Marte. Protagonista della pellicola è Sarah, interpretata da Eva Green, un’astronauta francese che viene inclusa all’ultimo nella spedizione e che tenta di conciliare il difficile percorso di addestramento con il suo ruolo di madre di una bambina di otto anni, Stella.

Anche se la fantascienza è un genere “vecchio” almeno quanto il cinema (pensiamo a Le Voyage dans la Lune di Georges Méliès, del 1902), nell’ultimo decennio l’esplorazione dello spazio cosmico sembra avere trovato nuovo vigore incrociandosi con il racconto dell’universo interiore dei legami umani. Film come Gravity, Interstellar, First Man e Ad Astra non condividono solo il tema del viaggio spaziale, ma anche il topos del rapporto genitori-figli. Nonostante le apparenze, però, Proxima non somiglia a un canonico space movie: la sua particolarità sta nel fatto di essere interamente ambientato a terra e incentrato sulla durissima preparazione fisica e psicologica che la protagonista deve affrontare prima del viaggio, destinato a durare almeno un anno.

Nonostante il progetto di uno sbarco umano su Marte rimanga (per il momento) fantascienza, il dramma ritratto da Winocour è saldamente ancorato al mondo terrestre e sostenuto da un solido realismo; complice è il fatto che gran parte delle riprese si sono svolte nei veri centri di addestramento dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), tra Colonia, Star City e Baikonur, una delle più importanti basi di lancio al mondo. Quello di Sarah è il punto di vista di una donna all’interno di un ambiente ancora a prevalenza maschile e originariamente pensato a misura d’uomo, a partire dalla struttura delle tute spaziali. Sarah però non cede alle pressioni, riuscendo a guadagnarsi il rispetto del collega-mentore Mike (Matt Dillon). In lei convivono e interagiscono due declinazioni del femminile a lungo considerate conflittuali: da un lato la donna che persegue con decisione i propri obiettivi di carriera, dall’altro la madre amorevole e diligente.

Nel tentativo di mantenere un delicato equilibrio tra le parti, Sarah mette in campo tutta la propria determinazione: mentre allena se stessa a superare il senso di colpa dovuto alla partenza, insegna a Stella la possibilità di una vita piena e libera dalla paura. L’intero film si configura come un lungo atto di separazione, dove alle ansie iniziali subentra man mano un senso di consapevolezza, che porta all’accoglimento del distacco come parte fisiologica e costitutiva dell’amore, specie di quello materno. La metafora del taglio del cordone ombelicale travalica i confini della singola esistenza: il viaggio di Sarah non comporta semplicemente un abbandono temporaneo degli affetti, ma anche del pianeta Terra, vera e propria “madre” originaria di ogni essere umano.

Proxima è un film che gode di una sensibilità pura e di un ritmo calibrato: il racconto di una quotidianità “straordinaria” procede con naturalezza, indugiando sui piccoli gesti e scavando senza virtuosismi nell’intimità dei personaggi. Winocour, al suo terzo lungometraggio, si dimostra capace di un racconto ispirato e credibile, che non si esaurisce nel tema del viaggio spaziale pur traendone potenza e significato. Un plauso va infine alla genuina alchimia costruita dalla piccola (e precocissima) Zélie Boulant e da Eva Green, che per la sua interpretazione, dosata tra forza e vulnerabilità, si è guadagnata una candidatura al Premio César. Il film è disponibile on demand su SkyInfinityTim VisionRakuten TVChiliItunesGoogle Play e YouTube.

Maria Giulia Petrini