Profeti è la storia del confronto e dello scontro fra Sara, una giornalista italiana rapita dall’Isis durante un reportage di guerra in Siria, e Nur che la tiene prigioniera per mesi in una casa costruita in un campo di addestramento dello Stato Islamico. Nur, giovane foreign fighter e moglie di un miliziano del Califfato, mossa dal desiderio di proselitismo, e seguendo gli ordini del leader del campo, tenta di convertire Sara e di farla aderire all’estremismo islamista.
Alessio Cremonini, apprezzato regista di Sulla mia pelle, torna a raccontare la guerra in Siria dopo Border e lo fa realizzando un film angusto, quasi claustrofobico, mettendo a confronto due donne che hanno fatto scelte diverse. Da una parte Sara, giornalista italiana spinta dal desiderio di raccontare l’Isis e il suo Califfato e impersonata molto bene da Jasmine Trinca, dall’altra Nur, una ragazza inglese convertita all’Isis dopo averne sposato un militante cui dà il volto l’attrice italo-iraniana Isabella Nefar.
Sara, arrestata dal Califfato, è una prigioniera che viene data in custodia a Nur, lei stessa prigioniera di una concezione religiosa fanatica che vede le donne totalmente sottomesse ai mariti e agli uomini. Le due donne non potrebbero essere più diverse, per idee, visione della vita, aspirazioni. Nelle giornate di prigionia in casa, Sara e Nur discutono, si confrontano mentre intorno infuriano i combattimenti, con la prima che lentamente viene affascinata dalla ritualità della religione musulmana e decide di convertirsi. Una scelta convinta? Disperata? Un modo per riuscire a salvarsi? Sono tutte risposte che Cremonini lascia allo spettatore. Il suo stile molto diretto, essenziale, quasi documentaristico, non esprime giudizi ma ci pone di fronte a situazioni che sono realmente accadute.
Il film scuote e mette anche a dura prova perché non mancano scene di tortura; non dà respiro perché in un certo senso fa sentire prigioniero anche chi lo guarda. Profeti è un lavoro coraggioso, certo non da grande pubblico, che ha il limite però di un finale troppo brusco, come se anche Cremonini non sapesse come uscire dalla prigionia descritta.
Stefano Radice
Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema
Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube