Jake Foley (Russell Crowe) è un miliardario che ha fatto fortuna, prima da giocatore professionista, poi da creatore di software. Ora che gli è stato diagnosticato un cancro al pancreas che gli lascia pochissimo tempo, invita i suoi migliori amici, Mike (Liam Hemsworth), Alex (Aden Young), Paul (Steve Bastoni) e Drew (RZA) per una partita di poker nella sua isolata villa sul mare, fornendo a ognuno un fondo di 5 milioni di dollari. E per rendere più particolare la serata, somministra a tutti, a loro insaputa, una sorta di siero della verità sviluppato da uno sciamano (Jack Thompson). Ma la partita non va come previsto quando arrivano improvvisamente dei ladri capeggiati da Vince, il feroce fratello di Paul.

La sceneggiatura dello scrittore/regista Russell Crowe e del co-sceneggiatore Stephen M. Coates soffre di una trama contorta che, in più, sconta un’esecuzione a dir poco pigra e scialba. Jake ha una moglie, Nicole (Brooke Satchwell) e una figlia, Rebecca (Molly Grace), ma sono personaggi accessori che a malapena compaiono sullo schermo e rimangono giusto abbozzati. Apparentemente, Jake aveva una prima moglie che è morta. Lo stesso si può dire di Jake e dei suoi amici: c’è un breve prologo che li introduce ancora ragazzi mentre si divertono fin d’allora a giocare a carte. Cosa sia successo da quei tempi al momento della partita, non è dato di sapere, la sceneggiatura non si preoccupa di colmare le lacune. Gli stessi rapporti tra lui e i suoi amici sono appena accennati.

Sfortunatamente, anche come thriller di serie B, Poker Face delude e diventa sempre più artificioso e noioso. I cattivi, quando compaiono, sono insipidi e unidimensionali, personaggi assolutamente trascurabili. Senza nessuno per cui parteggiare o per cui preoccuparsi (specialmente il protagonista), gli eventi che accadono nella terza e ultima parte del film si riducono a non avere alcun impatto né a livello di intrattenimento, né tantomeno a livello emotivo. Non c’è né una punta di umorismo, né un po’ di arguzia o qualche colpo di scena intelligente; la monotonia impera.

Nonostante la fotografia e l’ambientazione siano ben curate, non c’è niente di particolarmente rimarcabile in Poker Face. Le esibizioni vanno da mediocri, ad esempio la performance di Russell Crowe, a farraginose (la performance di Liam Hemsworth), a decisamente sopra le righe (la performance di Paul Tassone come un inverosimile capo dei cattivi). È difficile guardare Poker Face senza pensare a thriller polizieschi del passato più o meno recente, molto più gustosi.

Poker Face non si preoccupa di correre rischi o, cosa più importante, procurare un po’ di divertimento ed eccitazione lungo il percorso. Quel che resta è una storia noiosa e superficiale, che dura un’ora e trentacinque che ne sembrano tre.

Beppe Musicco

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