Nata dall’incontro tra una sceneggiatura Dreamworks (l’autore Joe Stillmann ha collaborato anche a Shrek 1 e 2) e realizzazione anglo-spagnola, Planet 51, a partire da una rivisitazione del genere fantascientifico, dai classici prodromi anni Cinquanta fino a Spielberg e Ritorno al futuro, cerca di raccontare una parabola sulla tolleranza e l’accettazione del misterioso e del diverso, che non necessariamente devono essere fonte di paura ma anzi spalancano nuovi e inaspettati orizzonti. ,Il film è pieno di citazioni di pellicole del genere (forse più riconoscibili dagli adulti che dai bambini), ma la storia resta semplicissima e spesso un po’ prevedibile, fino ad un happy ending con una morale certo non negativa ma un tantino appiccicata, cui si arriva passando attraverso una serie di gag non sempre divertenti e spesso un po’ volgari.,L’improbabile coppia di amici qui è composta da un adolescente alieno verde e con le antenne che però ha tutte le caratteristiche e i problemi di quelli terrestri (una ragazza che gli piace ma a cui non sa chiedere di uscire, molte incertezze sul suo futuro, un amico un po’ nerd e un fratellino appiccicoso) e un astronauta terrestre (americano!) un po’ sbruffone ma simpatico (deve essere la nuova immagine degli statunitensi all’estero) e pronto a dare consigli in materia di ragazze e astronomia.,La società del Planet 51 è una caricatura degli anni Cinquanta in stile Pleasantville (altra pellicola che criticava affettuosamente e molto più intelligentemente quell’epoca” innocente” che ha plasmato l’immaginario delle generazioni a venire): famigliole per bene, cani (alieni) in giardino, drive in, militari ottusi e allarmisti, scienziati pazzi, fumetti e tanto cinema.,Tra una gas scatologica e qualche doppio senso di troppo, il film infila anche una critica al McCarthysmo di prammatica, che rischia di apparire po’ eccessiva dato il contesto, anche se poi il finale salva tutti a tutti i costi in un bagno di buonismo senza vergogna.,Il problema di Planet 51, rimane un po’ la confusione sul punto di vista che dovrebbe assumere lo spettatore: quello del ragazzino alieno ingenuo ma generoso o dell’astronauta “umano” sbruffone che aspetta solo l’occasione di fare l’eroe? Forse uno sforzo in più nella scrittura avrebbe potuto dare a questa storia un po’ di carburante in più, tanto più che l’animazione europea ha qui raggiunto risultati tecnici paragonabili a quelli delle major hollywoodiane. Peccato impiegarli in un film che assomiglia un po’ troppo a quei film di serie B che cerca di spernacchiare.,Laura Cotta Ramosino,