Petite maman. Piccola mamma. Questo delizioso titolo del nuovo film di Céline Sciamma è un titolo senza confini. Non solo perché sarà uguale, invariato e uscirà così, senza traduzione in tutti i Paesi del mondo ma anche perché Petite maman sono due parole riconoscibilissime, universali ma sono anche la storia che attraversa ognuno di noi che ha avuto una madre.

Difficile raccontare qualcosa di questo film senza svelare troppo e perciò racconteremo ciò che è possibile raccontare. Forse possiamo rimanere sulle prime due scene del film per spiegare quanto questo film meriti di essere visto da tutti,  specialmente dalle donne.

Nelly ha otto anni, i capelli lunghi e un viso dai lineamenti dolci. La vediamo subito, mentre entra ed esce dalle camere di una casa di riposo per salutare ciascuna anziana presente. Lo fa con una tale dolcezza perché porta la sua luce naturale in quelle stanze fredde e asettiche. Ha perso da poco sua nonna.

Nella scena successiva Nelly è dentro una macchina seduta sul sedile posteriore: sua madre Marion è alla guida. Dopo poco Nelly chiede alla madre se può fare merenda con salatini e un succo di frutta. La madre, giovane, le sorride e le dice di sì. Nelly, contenta che la sua richiesta sia stata subito accolta, inizia a mangiare e poi, con la tenerezza che solo un bambino sa mettere nei suoi gesti, inizia a porgere pezzi della sua merenda alla madre, intenta a guidare in direzione della casa della nonna.

É un film veloce, semplice e pieno di premura, Petite maman. Dura poco più di 70 minuti e racconta una storia che supera la razionalità del presente per mettersi in ascolto di ciò che ognuno di noi ha sempre desiderato, immaginato, voluto.

Se il suo film precedente, Ritratto di una giovane in fiamme, era un film perfetto sulla voluttuosità della passione e dell’arte, Petite maman, girato subito dopo, era una scommessa difficile per la regista che ha il dono di saper raccontare l’intimità delle relazioni, la profondità delle emozioni e i desideri interiori inesplicabili.

Petite maman (miglior film ad Alice nella città, sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma, dopo essere stato selezionato al Festival di Berlino) è girato con un budget ridotto, con poche location se non quelle della casa di campagna (oltre alla casa di riposo) e del bosco in una stagione bella dal punto di vista cinematografico, la stagione dell’autunno dove la natura assume i suoi colori più caldi. Potrebbe essere un film sul “passato” («perché lo chiamiamo passato se non passa mai» dice la regista), ma Petite maman è davvero una “petite” fiaba senza tempo sulla potenza dei legami.

Emanuela Genovese