Tre anni fa arrivava al cinema la trasposizione della prima avventura del giovane semidio Percy Jackson, figlio di Poseidone che, anziché nell’antica Grecia, si muoveva negli Stati Uniti di oggi, in cui l’Olimpo si è trasferito, ovviamente nascosto, in cima all’Empire State Building.,L’idea, nata dalla penna di Rick Ryordan (romanziere appassionato di mitologia), ha il merito di intrecciare con levità e intelligenza la modernità con il mito, usando, ad esempio, un iPod al posto del tradizionale scudo per permettere al nostro eroe di guardare riflessa la terribile Medusa.,Sulle avventure di Percy Rick Ryordan ha scritto ben sette libri, che ricalcano molti dei più noti miti greci (qui quelli degli Argonauti e di Ulisse), costruendo una vera e propria saga che man mano che procede rivela un arco narrativo ampio e non banale, che sfida i giovani lettori-spettatori a riconoscere sotto nuove spoglie storie e personaggi antichi.,La prima pur brillante trasposizione cinematografica, valorizzata da ottime scelte di cast, aveva giocato però la carta di un’avventura autoconclusiva, che costringe qui gli autori a ripartire da zero per lanciare la nuova sfida, con un protagonista insicuro e convinto di essersi conquistato la sua vittoria per pura fortuna che attende le parole di un oracolo per capire cosa fare di se stesso, invece che accettare la sfida di costruirsi il suo destino. All’insicurezza e solitudine di Percy (il progenitore divino, pure se garantisce straordinari poteri, non è un campione della comunicazione padre-figlio) risponde l’arrivo di un imprevisto fratellastro, il benintenzionato ciclope Tyson, rumoroso ma di buon cuore e deciso a conquistarsi l’affetto del fratello.,Il film è meno spumeggiante del suo predecessore e talvolta il carattere un po’ infantile di certe dinamiche cozza con interpreti che appaiono ormai cresciutelli (di sicuro lo sono anagraficamente rispetto ai loro omologhi letterari) eppure mantengono dilemmi e insicurezze adolescenziali. I nuovi inserimenti di cast adulto, tuttavia, sono decisamente brillanti: Stanley Tucci nei panni del dio Dioniso, costretto a fare da “preside” al campo dei giovani semidei e condannato, per un’offesa a Zeus, a vedersi trasformare il vino in acqua (non manca una battuta irriverente sul Dio dei cristiani, che lui sì che è un vero Dio e sa fare il trucco al contrario), e il televisivo Nathan Fillion in quelli di Ermes (specializzato in spedizioni e ricerche), che non si fa mancare una battuta sulle serie tv sospese a metà (fu il protagonista di Fireflay, telefilm di culto interrotto dopo due stagioni). Questi e altri riferimenti all’oggi, se qualche volta strappano la risata ai cinefili, altrove rischiano di appesantire la storia con inutili e talora pedestri analogie tra mito e contemporaneità, togliendo ritmo e coinvolgimento al racconto.,Nel complesso, comunque, Percy Jackson resta un onesto e spettacolare intrattenimento per ragazzi, un inno all’amicizia, all’amore familiare (anche quando la tua famiglia comprende mostri con un occhio solo e ha una storia di padri che mangiano i figli…) e un invito all’accettazione reciproca e alla capacità di costruirsi un destino al di là della mera predestinazione. Il finale promette una continuazione ma sarà il responso del botteghino, più che quello della Pizia di Delfi, a dirci se le avventure di Percy torneranno.,Laura Cotta Ramosino,