Passione (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2010) è quello che si usa definire come una dichiarazione d’amore; nella fattispecie, quella di un italoamericano nei confronti di una città e della sua musica. Turturro (che però è di origini abruzzesi) descrive Napoli come un immenso juke box, dal quale ognuno attinge la canzone che più gli piace: vecchia o nuova, melodica o sfrenata, dolce o aspra. Come tale si svolge il film, con pochi commenti del regista/narratore e tante canzoni appartenenti al repertorio più classico (niente cantanti neomelodici, però). Interpreti vecchi e nuovi si alternano nell’esecuzione (spesso rivisitata) di canzoni notissime, nei luoghi storici della città. Lui stesso si mostra affascinato da quello che vede e dalla tradizione musicale della città al punto da farsi coinvolgere anche nell’esecuzione di “Caravan Petrol” di Renato Carosone, affidata a un sempre esuberante Fiorello. Quello che manca è un minimo di approfondimento: un perché, un come, due parole dette da qualcuno di Napoli. Al di là degli esecutori e alle brevi parole di Turturro, sarebbe bello che qualcuno spiegasse qual è la storia di tutto questo ben di Dio. Così Passione non è né un film né un documentario, solo una serie di splendide canzoni, a volte strabilianti nella loro limpida esecuzione (Fausto Cigliano che esegue “Catarì” accompagnandosi con la chitarra mette i brividi), a volte fin troppo caricate (“Petra Montecorvino” come neanche in una sceneggiata), a volte originalmente rivisitate (Peppe Barra in una versione rap di “Tammurriata nera”). Comunque, alla fine del film vi scoprirete certamente a fischiettare uno dei motivi che avrete ascoltato.,Beppe Musicco