Si è sentito tanto parlare delle popolari gare di spelling americane: migliaia di ragazzini partecipano alle selezioni per chi sa compitare correttamente la prima parola che viene riferita loro da un commissario. Un fenomeno nazionale così diffuso da suscitare la curiosità di un regista di documentari che ha girato sul fenomeno Spellbound, uno di quei nuovi documentari capaci di scalare il box office americano e vincere un Oscar. Si è forse pensato di bissare il successo mettendo le gare di spelling come sfondo all'annuale film “per sole donne” con l'aitante Richard Gere, questa volta nelle vesti di pedante professore universitario, casalingo provetto ma padre (e marito) inetto. ,Il risultato è il più deludente della stagione. Delude la confusa storia di una famiglia alla deriva a causa delle turbe religiose del padre, un professore che estende le sue lezioni di misticismo anche tra le mura domestiche suscitando confusione e follia. Fa sorridere il tentativo del figlio maggiore di trovare un nuovo credo (o semplicemente di seguire la bella adescatrice Kate Boswoth) tra i colorati Are Krisna. É inguardabile, e incomprensibile, la figura materna (interpretata da Juliette Binoche) combattuta tra pura follia e perbenismo dei gesti. É inascoltabile il tentativo della piccola di famiglia: salvare la famiglia partecipando alle gare di spelling. Già perchè per noi italiani è impossibile comprendere la difficoltà di questo esercizio dato che nella nostra lingua grafema e fonema vanno di pari passo. Ma il problema di Parole d'amore non è da ricondursi semplicemente alla difficoltà di tradurre delle gare di spelling. Il vero problema è una sceneggiatura debole (scritta dalla madre dell'attore emergente Jake Gyllenhaal), capace soltanto di abbandonare i suoi personaggi per strada, senza mai andare a fondo dei loro turbamenti.,Daniela Persico,