Calogero (Vincenzo Nemolato) ha un carrettino col quale vende granite in Sicilia. Quando assiste a un’esecuzione da parte di uno spietato killer decide di fare il suo dovere di cittadino e testimoniare, nonostante tutti (a partire dalla moglie incinta) gli dicano il contrario. Come risultato, il programma di protezione testimoni lo invia a Sauris, un paesino friulano di tradizioni tedesche dove l’unico passatempo, oltre al bere, è ballare lo Schuhplatter, un ballo tirolese dove si danno grandi schiaffoni in faccia e sulle braghe di pelle.

I giorni di Calogero (che di certo non può vendere granite nel freddo delle Alpi) passano nella noia e nella nostalgia della moglie (alla quale non può telefonare per non essere intercettato) e della figlia, nata intanto in sua assenza. A peggiorare la situazione arriva al residence Paradise (dove è alloggiato come unico ospite), un altro siciliano (Giovanni Calcagno), le cui fattezze assomigliano terribilmente a quelle del killer denunciato dal povero Calogero.

Il film di Davide Del Degan, in bilico tra la commedia e il dramma sociale, cerca di rendere leggera la condizione di un uomo condannato alla solitudine dalla sua coscienza, che non trova conforto nei suoi simili (anche il prete del paese è interessato solo a organizzare il gruppo dei ballerini folkloristici, tanto da negare i sacramenti al povero Calogero). L’unica che sembra mostrare un po’ di interesse per il siciliano è la cameriera (Katarina Čas), un’altra aliena rispetto ai paesani.

Girato lentamente e su toni surreali che vorrebbero amplificare il senso di straniamento di Calogero rispetto all’ambiente in cui si trova, il film si guarda con una certa fatica nella prima parte incentrata sulla solitudine del protagonista; con molti dubbi nei dialoghi tra Calogero e il killer (che si chiama Calogero anche lui), in un rapporto la cui ambiguità sfiora il ridicolo; con decisa contrarietà in un finale incongruente e moralistico.

Beppe Musicco