Anno 2174, il tenente Payton (Dennis Quaid) e il caporale Bower (Ben Foster) si risvegliano a bordo dell’astronave Elysium. Hanno perso la memoria a causa del lungo congelamento che li ha conservati per anni di viaggio. La nave sembra come abbandonata e i due inizieranno fitte indagini per svelare i misteri della loro dimenticata missione. Attraverso successivi incontri con altri superstiti, mostri alieni e il progressivo ritorno della memoria, ogni enigma troverà una sua spiegazione.,Una buona idea rovinata da una sceneggiatura fragilissima. Si potrebbe sintetizzare così l’ultima novità cinematografica di Christian Alvart, tedesco formatosi alla scuola dell’horror americano. Iniziamo da ciò che è buono, come la riuscita ricostruzione di un’ambientazione claustrofobica e di una nave fitta di labirinti, condotti, antri bui e pareti mobili (evidente il richiamo alla Nostromo di Alien). Ancora riuscita è la primissima parte del film, quando il duplice risveglio di Payton e Bower e l’assenza di ricordi nelle loro menti, intessono la trama di presupposti accattivanti. Poi iniziano le voragini della sceneggiatura. Così la memoria a poco a poco torna, rivelandosi un furbesco bagaglio da cui i misteri scappano per poi tornarvi dentro. Ogni cinque minuti faremo la conoscenza di nuovi superstiti portanti frammenti di verità: come hanno vissuto tutto quegli anni sulla nave, senza mai incontrarsi gli uni con gli altri? Soprattutto tenendo conto degli alieni (presto scopriremo non essere proprio tali) che scorrazzano liberi per i corridoi, affamatissimi di carne umana e presenti a centinaia per ogni stanza. Guardando poi agli stessi alieni, viene da sorridere, vedendoli tutti uguali nella fisicità e nell’armamentario (stile videogame anni ’90). Ancora curioso il personaggio di Manh, un indiano dotato di spadone che incontrerà Bower: all’inizio i due non si capiscono, nessuno parla la lingua dell’altro. Tempo cinque minuti e Manh eseguirà alla perfezione ogni ordine del suo capitano. Forse ancora meno credibile l’altra compagna Nadia, una Lara Croft tutta calci e acrobazie. Le assurdità si moltiplicheranno col tempo; non le anticipiamo per non rivelare la trama.,Davvero un peccato. Un’attenzione maggiore avrebbe donato al film una discreta dignità, evitando di rovinare il tessuto metafisico di cui si rivestirà la storia. Certo, non risultare oggi banali nel genere fantascientifico non è semplice. Si poteva fare comunque decisamente meglio., ,

Andrea Puglia

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