Richard LaGravenese è lo sceneggiatore di due bei film come “I ponti di Madison County” e “La leggenda del Re pescatore” e regista di “Freedom Writers”, storia di un’insegnante (Hilary Swank) che riesce ad appassionare allo studio una classe di studenti violenti ed emarginati. Nonostante queste premesse e due Oscar che hanno premiato la Swank (“Boys don’t cry” e “Million Dollar Baby”), il risultato di “P.S. I love you” è alquanto modesto. ,La storia è quella di una coppia (Hilary Swank e Gerald Butler – il Leonida di “300”) che sorprendiamo a litigare nel loro appartamento di Manhattan, per futili motivi: lei rimprovera a lui l’aver insinuato che non voglia avere figli, lui ritiene che lei non la sostenga nelle sue scelte lavorative e che spenda troppo. Si tirano le scarpe e poi fanno pace. La scena successiva è già il funerale di lui, morto in pochi mesi di cancro. Una malattia che però non gli ha impedito di pianificare tutto il primo anno di vedovanza della moglie, che periodicamente riceve lettere postdatate dal coniuge scomparso, che la invitano a uscire, a darsi al karaoke e persino a farsi un viaggio in Irlanda (terra natia del marito), in compagnia delle due fedelissime amiche (Gina Gershon e Lisa Kudrow), e che inevitabilmente si concludono con la frase che dà titolo al film. Detta così, la trama fa un po’ pensare a “Ghost” o ad “Always – Per sempre”, altri famosi film su amori trapassati che cercano di mantenere un contatto con i vivi. Film che non saranno stati magari dei capolavori, ma con alcuni momenti genuinamente sensibili e commoventi. Cose che mancano totalmente in questo film, che cerca solo la lacrima facile oltre ad avere evidenti problemi di plausibilità e sceneggiatura; e che sfoggia un cast che (ad eccezione forse di Lisa Kudrow) sembra completamente fuori posto e che neanche il talento di Kathy Bates riesce a tenere insieme. E spiace che la meno credibile del cast sia proprio la Swank, il cui tentativo di espandere il suo repertorio (finora molto “virile”) produce un personaggio goffo, poco espressivo e ancor meno riuscito.,Beppe Musicco