Una donna si sveglia all’improvviso in una unità criogenica. Non sa chi è e perché si trovi lì. Inizia a dialogare con il computer che cerca di darle una mano mettendola in contatto con l’esterno. Scopre di chiamarsi Elizabeth, di essere una ricercatrice e di avere un marito. Il problema è che nessuno sembra essere in grado di salvarla; le risposte alle sue domande sono evasive e l’ossigeno sta terminando…

Con Oxygène, Alexandre Aja realizza uno sci-fi/thriller girato in un solo ambiente. Un film decisamente claustrofobico che rimanda alla scena di Uma Thurman nella bara in Kill Bill – Vol. 2 e a Buried-Sepolto. Il film ruota attorno alla convincente performance di Mélanie Lauent nei panni di Elizabeth e ai suoi dialoghi sempre più tesi e pieni di paura con il computer la cui voce originale è quella di Mathieu Amalric. Scena dopo scena si svela il motivo per cui la donna si trovi in questa unità criogenica e si scopre anche il motivo per cui è molto difficile riuscire a salvarla. La polizia non arriva e una donna, che sembra conoscere lei e il marito, le fa capire che non le conviene aprire l’unità. Non sveliamo oltre per non togliere il gusto della sorpresa ma possiamo aggiungere che per scoprire l’intreccio sono utili i continui flashback con cui Elizabeth cerca di ricostruire la sua memoria.

Il film è comunque ambizioso perché porta sul tavolo anche i temi del destino dell’umanità, dei limiti e dei progressi della scienza, di un futuro che sembra impossibile ma che forse è più vicino del previsto.  Troppi argomenti che, alla lunga – mentre la matassa si dipana – finiscono con il diminuire l’attenzione dello spettatore rispetto al destino di Elizabeth che si batte contro il tempo per sopravvivere. Buona la prova di regia con Aja che riesce a dare un buon ritmo a un film concentrato in pochi mq. Oxygène è disponibile su Netflix.

Aldo Artosin